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Porto, maxi sequestro di cocaina in arrivo dalla Colombia: arrestato boss calabrese

All'operazione hanno collaborato forze dell'ordine e d'intelligence italiane, americane, spagnole e francesi. Chiave di volta della riuscita, alcuni militari della Guardia di Finanza infiltrati tra i portuali

Più di 350 chilogrammi di cocaina purissima arrivati direttamente dalla Colombia nel porto di Genova, uno scambio concordato tra esponenti della ‘ndrangheta calabrese e dei narcos sudamericani e pianificato per mesi, bloccato dagli uomini della Guardia di Finanza genovese con il coordinamento di Eurojust e il supporto di Dea (la statunitense Drug Enforcement Administration), Cbp (Customs and Border Protection, la polizia di frontiera americana) e autorità spagnole e francesi.

Il sequestro, uno dei più ingenti nella storia del capoluogo ligure, è scattato al termine di una maxi operazione in cui il contributo di ogni singola organizzazione è stato fondamentale: una trappola, quella tesa da investigatori italiani e detective americani, che da Bogotà si è allungata sino alla Marina di Sestri Ponente e il porto di Sampierdarena, e che potrebbe senza alcuno sforzo narrativo diventare la trama di un libro di Don Winslow o di una serie tv alla Narcos. Soprattutto, un meccanismo abilmente oliato che ha portato all’arresto di un boss, una figura di spicco nel mondo della ’ndrangheta calabrese: Antonio Alvaro, uno dei cinque fratelli a capo della ‘ndrina di Sinopoli.

Traffico internazionale di cocaina: agenti della Guardia di Finanza infiltrati tra i portuali

Il carico è stato intercettato lo scorso 16 luglio, 368 kg di cocaina destinata interamente allo smercio sul territorio italiano. Valore stimato, tra i 100  e i 140 milioni di euro contro poco più di 1 milione di costo di trasporto: gli investigatori hanno sequestrato, oltre ai panetti di droga, decine di pacchetti sottovuoto contenenti 50mila euro ciascuno, per un totale di 953.349 mila euro. Messi insieme “cash” da Antonio Alvaro, che a marzo è volato a Bogotà per trattare sia l’acquisto della droga sia il trasporto in Italia. 

Per fare arrivare la droga in Italia, il boss calabrese aveva puntato il porto di Genova, lo stesso dove era stato arrestato, nel 2015, il fratello Vincenzo, nell’ambito di un’operazione molto simile. Quattro anni fa, al traffico avevano collaborato anche 4 portuali, anche loro arrestati, ed è stato proprio tra i portuali che la Guardia di Finanza, capitanata dal colonnello Maurizio Cintura e coordinata dalla Procura, ha infiltrato alcuni suoi uomini, riuscendo a diventare il punto di riferimento di Alvaro nello scalo genovese.

Dalla Colombia a Genova, la mappa della transazione

L’intera transazione è stata tracciata sin dalle primissime battute, complice la collaborazione con la Dea: Alvaro arriva in Colombia, prende contatti con un cartello locale e fa la sua richiesta. Non solo la droga, ma anche un uomo di fiducia che potesse garantire, previo pagamento, il trasporto. La Dea segnala quanto sta accadendo sotto il suo occhio alla Guardia di Finanza italiana, e l’ingranaggio si mette in moto.

Al boss calabrese viene presentata una persona che potrebbe garantire il trasporto via mare sfruttando un’imbarcazione che potrebbe attraccare al porto genovese. Accettata l’offerta e pattuita la cifra per l’acquisto e il trasporto, a maggio Alvaro rientra in Italia, passando da Madrid e Marsiglia per confondere le acque. Non sa, però, che ogni sua mossa è monitorata da una rete internazionale di intelligence che lo tiene nel mirino per l’intero viaggio.

La data di consegna viene stabilita, la droga arriva a Genova (in realtà già intercettata e sequestrata dai militari genovesi, che poi la sistemano in un magazzino controllato) e Alvaro porta con sé nel capoluogo ligure tre affiliati, uomini di fiducia della famiglia: Filippo Ierinò, incaricato di consegnare il denaro in due tranche (la prima è avvenuta in un locale di Sanremo, la seconda il giorno dell’arrivo della droga in porto), pluripregiudicato e condannato per favoreggiamento e falsa testimonianza dal tribunale di Locri in relazione all’omicidio di Francesco Fortugno, vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, ucciso nel 2005; Rodolfo Militano, incensurato, cui era affidato il compito di ritirare la droga da un magazzino abbandonato in porto, dove era stata stivata, e poi di trasportarla sul furgone del panificio del padre sino in Calabria; e Domenico Romeo, il “contabile” della ‘ndrina Alvaro, l’unico che è riuscito a sfuggire alla cattura e che è tuttora latitante e ricercato.

Cocaina dalla Colombia sequestrata a Genova, il boss calabrese capitola davanti al gip

Il blitz dei militari della Guardia di Finanza scatta il 16 luglio tra il porto, dove viene intercettato Militano, e Sampierdarena, dove viene bloccato Antonio Alvaro. Che osservando le prove - fotografie, intercettazioni, filmati, ricostruzioni - che gli investigatori gli mostrano capitola e ammette davanti al gip: «Sì, sono andato a Bogotà per concordare l’acquisto di una partita di cocaina e il trasporto in Italia».

Si tratta, come detto e come sottolineato dal procuratore capo Francesco Cozzi e dal sostituto procuratore Federico Manotti, titolare del fascicolo, di uno dei più grossi sequestri di droga mai avvenuti a Genova, di particolare importanza anche per il fatto che la cocaina era interamente destinata al mercato italiano. Ed è la dimostrazione di come gli strumenti di intelligence siano ormai sempre più avanzati e di come la collaborazione tra forze di polizia e l’utilizzo di strumenti giudiziari ad hoc (la consegna controllata e il sequestro differito, già utilizzati in operazioni di questo genere) possano infliggere colpi durissimi alle organizzazioni criminali.

Traffico internazionale di cocaina, la procura: «La 'ndrangheta si è ancora una volta manifestata in Liguria»

«La ‘ndrangheta si è ancora una volta espressa con la sua organizzazione sul territorio ligure, provvedendo a trattare la droga prima in Colombia, poi organizzando il trasporto, poi arrivando a pagare parte del prezzo dell’operazione a Genova nei giorni scorsi - ha detto il procuratore capo Francesco Cozzi - Questa operazione è particolarmente importane perché è stata riconosciuta, come già accaduto per la prima volta a Genova in materia penale, l’aggravante del 416 bis comma 1, e cioè quella di avere appoggiato un’operazione di traffico di droga finalizzata ad agevolare un’organizzazione ‘ndranghetista. Basta pensare all’enorme ricarico che avrebbe avuto dalla vendita della droga, circa 80-100 volte il prezzo di acquisto, per capire che interessi ci sono in ballo. Da gennaio a oggi la Guardia di Finanza di Genova ha sequestrato oltre 3 tonnellate di cocaina pura».

«L’ulteriore fatto degno di nota - ha aggiunto Manotti - è la quantità di denaro contante sequestrato, che dimostra la straordinaria capacità che ha la ‘ndrangheta di recuperarlo in tempi brevissimi e la sua disponibilità economica. Non ho mai visto, nella mia carriera di magistrato, somme di denaro contante di questa entità».

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