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Droga, operazione 'benebenebene': 34 arresti fra Milano e Genova

Dall'aprile del 2011, dopo l'arresto di due cittadini marocchini E. Rachid e A. Shali trovati in possesso di 50 dosi di cocaina, ha preso il via l'operazione di polizia denominata 'benebenebene'. Le indagini hanno portato a formulare 83 capi d'imputazione

Genova - Ultimamente, per chi segue il mondo del calcio, è diventata una frase che fa sorridere. L'allenatore dell'Inter Stramaccioni che imita Cassano con il suo 'oh mister bene bene'. Ma ora si apprende che lo stesso nome, 'benebenebene', è stato dato a un'operazione della polizia del commissariato Sestri Ponente.

Dall’aprile del 2011, a seguito dell’arresto di due cittadini marocchini E. Rachid e A. Shali, trovati in possesso di 50 dosi di cocaina, gli investigatori, durante diciotto mesi di lavoro, hanno sgominato due sodalizi criminosi dediti al commercio degli stupefacenti, operanti sul territorio dell’estremo ponente genovese e della Valpocevera.

Le indagini, svolte sia attraverso l’utilizzo dei tradizionali strumenti investigativi, (osservazione e pedinamento) che con l’impiego di idonea strumentazione tecnica (intercettazioni utenze telefoniche, captazione di conversazioni ambientali), permettevano di formalizzare ben 83 capi d’imputazione e di recuperare un centinaio di dosi di cocaina pronte allo smercio oltre a circa 400 grammi di eroina suddivisi in otto pacchetti da 50 grammi, con l’arresto in flagranza di reato di 13 soggetti prevalentemente di nazionalità marocchina (3 donne e 10 uomini), nonché di eseguire quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere relative a 19 individui prevalentemente di etnia magrebina (4 donne e 15 uomini), consentendo anche l’emissione di due mandati di arresto europeo.

Uno dei due gruppi criminosi, facente capo a due fratelli marocchini, aveva la base operativa a Rho vicino a Milano e si avvaleva di numerosi 'cavalli' dislocati in più parti del ponente genovese (da Voltri a Sampierdarena) fino ad arrivare nell’entroterra di Rivarolo e Bolzaneto.

La distribuzione della droga giungeva fino al mercato della cosiddetta 'Savona bene', soprattutto attraverso la complicità di due ragazze del luogo, che in più occasioni avevano provveduto personalmente a trasportare ingenti quantitativi di cocaina da Milano a Genova, dove la sostanza veniva poi preparata per la vendita al dettaglio.

In altre occasioni, in cambio di qualche 'pallina' di cocaina, fungevano da 'cavalli' gli stessi tossicodipendenti genovesi, che mettevano a disposizione degli spacciatori, oltre al loro mezzo di trasporto, anche il loro appartamento per la preparazione dello stupefacente da smerciare. Le dosi venivano racchiuse in pacchetti da dieci palline che venivano a loro volta custodite in recipienti di vetro chiusi e nascosti sotto terra. A ogni 'cavallo' veniva fornito un cellulare e, di volta in volta, una bustina contenente dieci palline di cocaina pronte allo smercio.

La moglie di uno dei fratelli e la cognata, si occupavano, oltre che dello spaccio 'al minuto', anche del recupero dei soldi provento dall’attività illecita messa in atto. Stratagemma utilizzato per lo spaccio la rete di 'cavalli' creatasi tra Milano Rho e Genova, tale da permettere che il tossicodipendente in cerca di 'roba' stabilisse un contatto telefonico in Lombardia e che, in brevissimo tempo, un incaricato dell’organizzazione nella nostra città gli consegnasse lo stupefacente.

Gli appartenenti alla gang durante i contatti telefonici, per far capire all’interlocutore se avessero la disponibilità di droga, utilizzavano la parola 'bene', ripetuta tante volte quanto era lo stupefacente che potevano vendere.


L’altro gruppo, capitanato da due cugini magrebini, aveva la propria base operativa a Serravalle Scrivia (Al) e riforniva lo stupefacente comprato in precedenza a Milano, con modalità differenti rispetto al primo sodalizio, vendendo, infatti, la droga in “pezzi” da 50 grammi di cocaina (e non in singole dosi), che venivano acquistati direttamente da tossicodipendenti facoltosi o da altri piccoli spacciatori gravitanti nel basso Piemonte e nel centro storico genovese.

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