Cronaca

Decapitò lo zio, era ed è capace di intendere e volere

Claudio Borgarelli avrebbe ucciso lo zio Albano Crocco senza premeditazione, ma in uno scatto d'ira. Per lo psichiatra che l'ha valutato, l'ex infermiere era in grado di capire quello che stava facendo

Lo psichiatra incaricato dal gip di valutare Claudio Borgarelli, l'ex infermiere che lo scorso ottobre uccise e decapitò lo zio Albano Crocco nei boschi di Lumarzo, ha stilato la sua perizia. Per il medico l'assassino è in grado di intendere e volere e lo era anche al momento dell'omicidio.

Borgarelli si trova nel carcere di Marassi dal 27 ottobre 2016. A incastrarlo erano stati i continui ragionamenti a voce alta in cui di fatto ammetteva il delitto. Frasi come «chi si mette lì, si costruisce una casa in un posto del genere, si tira su tutto… Poi arriva uno e ti piglia quello che ti fai».

Nessuno doveva passare su quel sentiero, invadere quell'angolo di natura incontaminata che Borgarelli si era ricavato tra i boschi di Craviasco, piccola frazione di Lumarzo, in val Fontanabuona. Neppure lo zio, con cui da tempo i rapporti si erano ormai rovinati proprio a causa della sua abitudine di sfruttare la strada per raggiungere il limitare del bosco e lo spiazzo davanti casa del nipote per parcheggiare l'auto.

Borgarelli aveva addirittura messo dei paletti, che stando a quanto ha raccontato al gip Paola Faggioni e al pm Silvio Franz durante l'interrogatorio e la confessione, avvenuti in carcere a tre giorni dal suo arresto, Crocco avrebbe spostato per passare più agevolmente con la macchina. La goccia cha avrebbe fatto traboccare il vaso, ha spiegato tra le lacrime il suo killer: «abbiamo discusso ancora una volta per il sentiero, lui mi ha insultato e io non ci ho visto più».

L'omicidio non sarebbe dunque stato premeditato, ma avvenuto in uno scatto improvviso d'ira. Anche se i rancori per il sentiero duravano da tempo.

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