Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca Albaro / Corso Italia

Ciclabile in corso Italia, 2,5 milioni di euro per farla strutturata

Il Comune difende la scelta, nonostante le perplessità delle associazioni, che avevano chiesto di distribuire in maniera più equa in fondi su tutta la città

Il Comune di Genova difende la scelta di spendere la maggior parte dei finanziamenti governativi assegnati alla città (2,5 su 3 milioni di euro) per lo sviluppo della ciclabilità urbana per una pista strutturata in corso Italia. La posizione è stata espressa dall'assessore Campora in risposta a un articolo 54, presentato dalla Dem Cristina Lodi.

Il testo dell'interrogazione

«Interrogazione urgente per sapere se davvero l'amministrazione comunale ha intenzione di dare vita ad una nuova ciclabile in corso Italia ovvero una nuova pista strutturata per le due direzioni di marcia, che costeggerà il marciapiede della carreggiata a mare, e anche una nuova sistemazione dell'intera promenade che prevede che posteggi e fioriere saranno spostati al centro della carreggiata a mare. Con quali finanziamenti? Il progetto è già stato approvato? A che punto si trova? Quanto costerà e come verrà finanziata? Ha visto un percorso partecipativo con municipio e le categorie coinvolte da questa eventuale rivoluzione?».

La replica dell'assessore Campora

Riallacciandosi alle ultime parole della consigliera in merito ai problemi causati al traffico dalla pista d'emergenza in corso Italia, Campora ha ribadito la necessità di modificarla e renderla strutturata. «L'intenzione è quella di procedere su tutta la città - ha chiarito l'assessore -, stiamo andando avanti con il tratto Fiumara-Pontedecimo e abbiamo incontrato il municipio val Bisagno per il tratto Prato-Molassana, già finanziato. Bisogna procedere tenendo presente le necessità di tutti i quartieri. Come hanno altre città di mare, vogliamo una ciclabile in sede strutturata sul lungomare».

Le perplessità di Fiab e e #genovaciclabile

La scorsa settimana la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) e #genovaciclabile avevano espresso le loro perplessità in merito alla scelta del Comune, prese in mancanza di un confronto costruttivo.

«In quanto promotori della mobilità ciclistica cittadina ci sarebbe piaciuto essere coinvolti in questa decisione ma così non è stato. Ci eravamo peraltro offerti di effettuare con i nostri esperti un’analisi di costi e benefici dei vari progetti di ciclabilità urbana che il comune aveva nel cassetto ma ci servivano alcuni dati che abbiamo chiesto alla Direzione Mobilità la quale non ce li ha forniti.

«Cosa ne pensiamo della decisione di destinare 2,5 milioni alla ciclabile strutturata di Corso Italia? La decisione è ineccepibile in quanto si tratta di un progetto pronto che fa parte di quello più ampio della Super 11 Fiumara – Boccadasse. Tuttavia in una chiave di mobilità ciclistica urbana si interviene nel punto meno interessato da questo tipo di mobilità di tutto il tracciato. Temiamo che si continui a considerare la bici come un mezzo principalmente per lo svago piuttosto che per una forma diversa di mobilità».

«È curioso poi osservare come i fondi destinati dal governo erano stati stornati da quelli delle ciclovie turistiche per indirizzarli a quelli delle ciclovie urbane per via dell'emergenza Covid e connessi problemi di mobilità. Noi li destiniamo alla ciclovia urbana più “turistica” di tutte e meno “urbana” di tutte».

«Ciò detto meglio una ciclabile strutturata in corso Italia che una superstrada tuttavia ci aspetteremmo un maggiore confronto sui progetti con riunioni periodiche con l’Ufficio Smart Mobility che non ci sono mai state salvo una informale sulla rete d’emergenza della Val Bisagno e Val Polcevera».

«Per quanto concerne i cicloposteggi, ben venga una parte di finanziamento per questi, siamo pieni di ciclisti che hanno paura di uscire con la bici perché non sanno dove metterla. Da considerare però che necessitano di finanziamento non solo quelli diurni a rotazione ma anche strutture dove poter ricoverare le bici per più tempo».

«Infine riscontriamo una carenza della comunicazione, non basta tracciare ciclabili, la chiave è cambiare le coscienze. Anche il silenzio comunica, la mancanza di informazioni ufficiali lascia il campo agli oppositori che possono gestire il dibattito pubblico facendo valere le proprie posizioni. Le pubbliche amministrazioni che non si occupano della comunicazione e della promozione degli interventi svolti lanciano il messaggio che le attività svolte sono marginali e di scarsa importanza».

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ciclabile in corso Italia, 2,5 milioni di euro per farla strutturata

GenovaToday è in caricamento