Cronaca Chiavari

Non si presenta al lavoro, detenuto evaso dal carcere

Da due giorni la polizia penitenziaria è sulle sue tracce. Succede a Chiavari. A Marassi invece è stato salvato un altro detenuto, che ha tentato il suicidio

Un detenuto di origini marocchine di 57 anni è evaso dal carcere di Chiavari. Da due giorni la polizia penitenziaria è sulle sue tracce. R. M., queste le sue iniziali, con fine pena il 15 dicembre 2024 (tra meno di 6 mesi), non si è presentato al lavoro, rendendosi irreperibile.

"Venerdì 21 giugno a Marassi la polizia penitenziaria ha praticamente sottratto da morte certa un giovane detenuto di origini marocchine classe 1998 con fine pena il 24 ottobre 2024 per reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, recidiva". Ne dà notizia Fabio Pagani, segretario della Uil Pa polizia penitenziaria per la Liguria.

"Era praticamente appeso alle grate della finestra con un lenzuolo, alle 3 di notte circa. I poliziotti accorsi da eroi - prosegue Pagani - sono intervenuti immediatamente, staccando il cappio e salvando il detenuto, ove apparivano evidenti i segni di soffocamento".

"Fonti di Palazzo Chigi - prosegue il sindacalista - dicono che per il Piano Carceri ci vorranno almeno un paio di settimane ancora. Evidentemente il Guardasigilli è stato frainteso: ha detto piano carceri, ma voleva dire lento! O, forse, gli addormentati non eravamo noi. Così dovremo stare almeno un altro paio di settimane in suspence prima di apprendere cosa bolle in pentola. Ma in due settimane, secondo il trend seguito da gennaio, in carcere ci potrebbero essere altri suicidi fra i detenuti (sono 44 a oggi) e 140 aggrediti nella Polizia penitenziaria (1.800 sinora). Senza contare le ingiurie, le risse, gli stupri, i traffici illeciti, gli atti di autolesionismo, etc".

"Per Nordio - sottolinea il segretario della Uilpa -, evidentemente, chi va piano va lontano. Persino in carcere dopotutto, e le recenti evasioni lo dimostrano. Del resto, l’ha detto più volte, suicidi e sovraffollamento sono fisiologici. E le aggressioni al personale? Un rischio del mestiere. Dunque, nessuna fretta".

"A questo punto - continua Pagani - non sappiamo più a chi appellarci per far comprendere che non c'è più tempo e che gli estemporanei annunci seguiti da repentine smentite costituiscono un oltraggio agli operatori, in primis quelli del Corpo di polizia penitenziaria, e ulteriore motivo frustrazione per i reclusi, con conseguenze potenzialmente disastrose".

"La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, se non ha derubricato nella sua agenda il tema carcerario, come sospettiamo molto, lo avochi a sé. Ogni giorno che passa nelle nostre carceri diffusamente illegali va avanti la barbarie e, oltre alla dignità di operatori e ristretti, si sfregia la civiltà del Paese", conclude il sindacalista della Uil.

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