Bimbo di 2 anni rischia di soffocare, salvato da due volontari della Croce Rossa fuori servizio

Il racconto dell’accaduto arriva direttamente dal giovane intervenuto: è successo a Chiavari, una brutta avvenuta finita bene anche grazie alla preparazione

Il panico di un papà, il visetto di un bimbo che diventa piano piano cianotico, la necessità di intervenire subito, e di passare in pochi istanti dalla rilassatezza di una cena fuori all’operatività di chi lavora in emergenza: solo grazie alla prontezza e alla preparazione di un giovane volontario della Croce Rossa si è riusciti a impedire che un bambino di due anni soffocasse in mezzo alla strada.

Tutto è accaduto a Chiavari, a raccontarlo lo tesso Mirko, il giovane volontario intervenuto: «Eravamo a Chiavari, appena saliti in scooter dopo cena per rientrare a casa, e mentre stavo per raggiungere uno stop ho sentito delle urla provenire dal marciapiede lì vicino: era un padre, con il figlio in braccio, un bimbo di 2 anni, e lo stava scuotendo e gli urlava “Respira! Respira!”».

Mirko e la compagna Veronica, anche lei volontaria nella Croce Rossa di Cicagna, si sono subito fermati: «Ho detto di chiamare il 112. Il bimbo in effetti non stava respirando, piano piano stava diventando cianotico in viso come se stesse per soffocare, in più era molto caldo come se avesse la febbre - spiega - Ho chiesto al padre di passarmelo, gli ho detto che eravamo due volontari Cri, ho chiesto se avesse ingerito qualcosa e lui mi ha detto che aveva mangiato della focaccia. Ho preso il bimbo, ho verificato l’assenza di respiro, in bocca non aveva nulla, si muoveva, quindi c’era motore (battito), allora mi sono accovacciato e adagiandolo sul mio braccio appoggiato al ginocchio ho iniziato la manovra di distruzione colpendo con delle piccole pacche la schiena; dopo 4 pacche il bimbo ha sputato e ha iniziato a respirare, con fatica, ma era una respirazione efficace. Ma c’erano evidentemente altri problemi, perché il bimbo ha iniziato subito ad avere anche delle convulsioni».

L’intervento, durato pochi minuti, sembra andare avanti in eterno: «Mi hanno riferito i genitori che arrivavano da un viaggio di parecchie ore sotto al sole e il bimbo probabilmente poteva aver patito il caldo. Non avevano ancora mangiato e hanno dato al bimbo della focaccia. Nel frattempo è arrivato un medico che passava da lì. Ho spiegato l’accaduto, la manovra eseguita e ho lasciato a lui il bimbo, defilandomi. Dopo pochi minuti è arrivata l’automedica con l’ambulanza. Hanno preso in carico il bimbo e trasportato subito al pronto soccorso».

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Il racconto si conclude con una raccomandazione: «Io non ero in divisa, non ero di turno, non ero su un intervento, ero un semplice passante. Non mi era mai capitato (per fortuna) di dover usare questa manovra. All’arrivo dei soccorsi il bimbo respirava di nuovo. Questo per farvi capire quanto può essere importante sapere e conoscere queste manovre, come passante, come persona comune e non per forza come soccorritore»

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