Appartamenti laboratori e negozi "caveau", sgominata rete di spaccio in centro storico

I carabinieri del Comando Genova Centro, coordinati dalla Procura, hanno arrestato 18 persone, tutti cittadini senegalesi che dominavano la piazza di spaccio nei vicoli

Un anno e mezzo di indagini, appostamenti e intercettazioni per smantellare una rete di spaccio profondamente radicata nel centro storico: l’operazione “Skydive”, culminata con un blitz all'alba di lunedì, è stata condotta dai carabinieri del Comando Genova Centro del maggiore Michele Zitiello, coordinati dal comando provinciale e dalla Procura di Genova, e ha portato all’esecuzione di 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 arresti in flagranza.

Tutti gli indagati - 12 fermati a Genova, altri 2 a Torino e a Vercelli - sono di origini senegalesi, arrivati in Italia irregolarmente o come richiedenti asilo (richieste scadute nel corso del tempo), e tutti avevano una profonda conoscenza del centro storico e dei vicoli. Proprio nei vicoli avevano affittato appartamenti dove di fatto l’intestatario del contratto non era il vero residente, e dove confezionavano le dosi di cocaina e la “cucinavano” per produrre crack. 

Appartamenti come laboratori e negozi come "caveau"

Agli appartamenti, disseminati tra via Pré, via del Campo e la Maddalena, si affiancavano esercizi commerciali dove veniva custodito non soltanto lo stupefacente, ma anche il denaro, con 11mila euro sequestrati durante l’operazione in un esercizio commerciale. In un anno e mezzo di indagini e arresti in flagranza dei pusher, i carabinieri sono riusciti a sequestrare quasi 10mila dosi tra crack e cocaina, calcolando un fatturato medio giornaliero per gli spacciatori di circa 5mila euro al giorno.

Centinaia le dosi vendute nei vicoli più nascosti e protetti, transazioni che venivano indistintamente portate avanti di giorno come di notte: gli indagati si erano di fatto suddivisi il centro storico in sezioni, usando come punti di riferimento gli appartamenti trasformati in laboratori, tutto sotto gli occhi dei titolari delle attività commerciali virtuose e dei residenti, che più volte nel corso dei mesi hanno segnalato quanto accadeva nel cuore della città vecchia. Una zona cui le forze dell’ordine nelle ultime settimane hanno dedicato ancora più attenzione, dividendola in tre macro-aree monitorate da carabinieri, polizia e polizia Locale.

«Questa attività ha consentito di eseguire una serie di misure cautelari che vanno oltre l’arresto in flagranza - ha confermato il procuratore Francesco Pinto, titolare del fascicolo - Le indagini attente dei carabinieri hanno consentito di non fermarsi al dato superficiale, ma di approfondire una rete che faceva capo a un’organizzazione di cittadini senegalesi che avevano diversi appoggi nei vicoli, immobili ed esercizi commerciali dove “imboscavano” la droga e i soldi».

La Procura: «Necessario mappare gli alloggi del centro storico»

Per la Procura resta fondamentale la collaborazione con Prefettura e Comune, soprattutto sul versante immobili e affitti. Il fatto che all’interno degli appartamenti, regolarmente affittati, non risiedessero gli intestatari reali del contratto ha reso più complesse le indagini, ma «non è una competenza delle forze dell’ordine o della Procura - ha sottolineato Pinto - Per quanto ci riguarda, si cerca di fare un monitoraggio efficace e intelligente per ricostruire intere reti di spaccio». 

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«La piccola attività di spaccio è in realtà ramificata e continuativa - ha concluso il procuratore - ci sono reti criminali gestite da cittadini senegalesi che compromettono la vita e la sicurezza degli abitanti, e speriamo che con questa inchiesta si sia davanti a una svolta, a un buon inizio per continuare a concentrare l’attenzione su una problematica come lo spacco, che potrebbe vedere una recrudescenza visto il momento di crisi economica».

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