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Omicidio nel centro storico, l'appello degli inquirenti: «Chi ha visto qualcosa parli»

Quartiere ancora sotto shock dopo l'uccisione del 39enne accoltellato alla gola in vico Biscotti, a pochi passi da piazza delle Erbe. E dopo le richieste di aiuto dei residenti, le indagini si scontrano con un muro di silenzio

Più sicurezza, più controlli e una maggiore attenzione a una zona che, nonostante le promesse di riqualificazione, rischia di restare abbandonata a se stessa: i residenti del centro storico scendono in campo per chiedere alle istituzioni interventi concreti dopo l’ennesimo episodio di cronaca che si è verificato nei vicoli, un omicidio avvenuto a pochi passi da piazza delle Erbe, cuore pulsante della movida, ma anche dalle tante attività commerciali e dalle scuole e i giardini frequentati quotidianamente da famiglie e bambini.

Il quartiere è infatti ancora sotto shock dopo l’uccisione di Mohammed Abdullah, algerino di 39 anni ritrovato agonizzante, la gola squarciata da un coccio di bottiglia, in vico Biscotti, che getta ombre inquietanti su una zona cui negli ultimi tempi l’amministrazione comunale aveva voluto restituire un volto positivo, affidandone la gestione all’associazione Il Cesto, che proprio nei giardini Luzzati organizza spettacoli ed eventi musicali e culturali. Ma quella che inizialmente sembrava una lite tra sbandati degenerata nel sangue potrebbe essere in realtà un regolamento di conti per il controllo della piazza di spaccio, un’ipotesi sostenuta anche dai precedenti che pendevano sulla vittima.

Al momento sono pochi gli indizi a disposizione degli inquirenti per fare chiarezza in una vicenda che lo stesso procuratore Michele Di Lecce ha definito “molto complicata”: anche se nella zona sono presenti due telecamere, non è ancora chiaro se siano riuscite a catturare qualche immagine degli aggressori, che secondo l’unico testimone che si è presentato sarebbero tre, che avrebbero accerchiato e immobilizzato poi la vittima mentre uno di loro la colpiva alla gola. Poi, la fuga verso i dedali del centro storico. Ed è proprio la reticenza dei potenziali testimoni a raccontare ciò che hanno visto a complicare ulteriormente le cose: «Impossibile che nessuno abbia visto quello che è successo. Non si tratta di fare gli eroi, ma se qualcuno ha assistito alla scena, anche dalle finestre di casa, deve farsi avanti», ha spiegato un po' amareggiato Di Lecce ieri a margine di una conferenza stampa.

Da una parte una sorta di omertà, dunque, dall’altra moltissime voci che si sollevano per chiedere aiuto nell’estirpare criminalità e violenza dal cuore pulsante della Superba, in primis associazioni e commercianti: «Nell’impegno quotidiano della nostra associazione che si occupa di persone in difficoltà, nell’accoglienza dei richiedenti asilo e nella rigenerazione e animazione educativa e culturale del territorio,? osserviamo quotidianamente l’aumentare di atti di violenza e degrado, come purtroppo in molte altre città italiane - fanno sapere su Facebook gli operatori del Cesto - Crediamo fortemente che il crescere di attività culturali nel centro storico attraverso iniziative per la promozione turistica e valorizzazione dei beni culturali possa essere la migliore via percorribile per arginare il fenomeno di criminalità sempre più presente sul territorio. Non è e non sarà mai nostra prassi gridare divieti e inni alla divisione o alla non tolleranza, ma il nostro sarà un impegno costante per promuovere una rete culturale che trovi risposta nella collaborazione e partecipazione alla vita del quartiere per prevenire il degrado e la diffusione della violenza».

Un punto di vista ribadito anche durante l’assemblea del comitato Centro Storico Est, organizzato ieri sera a Santa Maria di Castello, cui hanno preso parte residenti, rappresentanti del Civ e delle altre associazioni che operano sul territorio e durante la quale sono state esposte tutte le criticità e le preoccupazioni su un quartiere che sempre di più si sente lasciato a se stesso.

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