Centro storico, 19enne insultato e picchiato perché gay

Ennesimo episodio omofobo in città, questa volta nel cuore della movida: vittima un giovane genovese che ha reagito agli insulti ed è stato aggredito. E ora lancia un appello: «Lottiamo per i nostri diritti»

Una serata nei vicoli del centro storico con gli amici, una bevuta, qualche chiacchiera scambiata davanti al locale, e nel giro di pochi minuti tutto degenera in violenza: è successo nella notte tra venerdì e sabato a Davide, giovane genovese di 19 anni, aggredito e picchiato da un gruppo di ragazzi che gli hanno rivolto insulti omofobi e si sono accaniti su di lui con una tavola di legno.

A denunciare quanto accaduto è stato lo stesso Davide, con un post su Facebook che ha raccolto centinaia di like e decine di commenti solidali e indignati, in cui ha invitato a «lottare per i nostri diritti. Stanotte sono stato aggredito da un gruppo di omofobi perché cercavo di difendere i miei diritti. Mi hanno picchiato, sono stato colpito con una tavola di legno alla testa. Non sono scappato. Ho combattuto». 

È la ricostruzione sintetica, in poche righe, di minuti interminabili in cui gli insulti, alla reazione di Davide, sono diventati spintoni, pugni, persino un colpo sferrato alla testa con un asse di legno raccolta per terra. Nonostante la confusione e il dolore, il giovane è riuscito a chiamare i carabinieri, arrivati sul posto quando ormai era però tutto finito e gli aggressori si erano dati alla fuga. Qualche ora di riflessione, e Davide ha deciso di condividere la sua storia sui social network, dove, dopo avere rassicurato tutti sulle sue condizioni di salute, ha lanciato un appello: « Lottiamo, e se non ci ascoltano spacchiamo ogni cosa. Le donne hanno rotto vetrine e fatto saltare strade per ottenere una (sottospecie) di parità. Ora tocca a noi. Basta cercare di non essere visti, o sperare che le persone che ci stanno intorno non ci odino per quello che siamo. Noi ora stiamo cambiando la storia e dobbiamo lottare. Ora basta, lasciateci liberi».

Episodi che in una città come Genova, quella dello Human Pride, dove soltanto un anno fa il sindaco Marco Doria trascriveva sul registro comunale il primo matrimonio gay (celebrato a Londra), suscitano ancora più amarezza. Sulla vicenda è intervenuto anche Arcigay Genova, che in una nota ha definito quanto accaduto «un atto gravissimo - come ha sottolineato il presidente Claudio Tosi - È venuto il momento di interrogarci su come sia realmente l'omofobia in questa città. Genova è sicuramente una città inclusiva, ma ne stiamo scoprendo i limiti".

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«Il ripetersi di preoccupanti episodi di omofobia in tutto il paese», ha proseguito Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, «rende ancora più urgente la necessità di dotarsi di una legge contro l'omofobia, sbloccando la proposta di legge ferma da centinaia di giorni in Senato. Nella conferenza di fine anno del 2015, il Presidente del Consiglio Renzi aveva dichiarato che il 2016 sarebbe stato l'anno delle unioni civili e della legge contro l'omofobia: è il caso di ricordare al Governo e al Parlamento questo impegno alla luce di questi fatti, dei picchi di ostilità raggiunti durante il dibattito sulle unioni civili e nella consapevolezza, alla vigilia dell'approvazione definitiva della legge, che la maggior visibilità delle coppie gay e lesbiche potrebbe esporle a reazioni omofobe di chi non accetta quel riconoscimento, come accaduto in molti paesi che hanno già attraversato questa fase». 

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