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Via Ausonia a 3 mesi dall'alluvione: «Chissà se torneremo mai a casa»

Genova Today sul luogo della frana avvenuta lo scorso 9 ottobre, dove la piena di un rio sotterraneo ha fatto sprofondare l'asfalto e parte di una villetta

È passato da poco mezzogiorno in un freddo martedì di gennaio, e Paolo Macrì contempla tristemente ciò che è rimasto di quella che sino a tre mesi fa era parte del giardino della sua villa che affaccia su via Ausonia: era la notte tra il 9 e il 10 ottobre scorsi quando la bomba d’acqua che si è abbattuta su Genova e che ha causato la piena del Bisagno ha fatto sprofondare parte dell’asfalto su cui posava l’abitazione, creando una gigantesca voragine che ancora oggi attende di essere riempita.

Tre mesi, dunque - anzi, tre mesi e 10 giorni, perché «quando sei fuori casa conti anche i minuti», da quando Macrì e la moglie, pensionati, sono stati costretti a lasciare la propria casa e a trasferirsi dalla figlia, nel centro storico genovese, in attesa della conclusione dei lavori e della messa in sicurezza dell’abitazione: «Subiamo passivamente una cosa contro cui non abbiamo potere. Gli operai che lavorano sono persone capacissime, non ci possiamo lamentare di nulla, ma la situazione è pesante, e molto triste».

Il ripristino d’altronde non è cosa semplice: è necessario procedere con cautela per evitare ulteriori cedimenti, e nonostante siano stati impiegati materiali rinforzanti, anche a causa del maltempo i tempi si allungano, e la fine dei lavori resta indefinita: «Non si pronunciano. Questa settimana hanno fatto una colata di cemento, e bisogna aspettare che si solidifichi. Ci hanno spiegato che qui sotto passa un tunnel costruito dagli austriaci a inizio secolo che raccoglie le acque dei torrenti. Quando non piove è vuoto, ma con il diluvio dello scorso ottobre il rio si è ingrossato e ha fatto crollare le pareti, già erose dal tempo. Il terreno è spronfondato».

Il torrente cui fa riferimento è il rio Carbonara, un piccolo rivo che raccoglie anche le acque del rio Barnaba e che la notte del 9 ottobre scorreva talmente impetuoso da causare il cedimento del terreno, portando con sé parte dell’asfalto e del giardino della villa, cancellata e alberi compresi: una spaventosa voragine di 12 metri che ha messo a nudo le fondamenta della casa.

La villa è stata costruita negli anni '30, e da allora ben pochi controlli sono stati fatti. Il disastro, forse, sarebbe stato evitabile: «Ma non si può sapere, come ho già detto non è semplice effettuare verifiche in questo punto, sopra hanno costruito anche altri palazzi». Il disagio intanto si allarga anche agli altri residenti di via Ausonia e delle vie limitrofe, che da mesi sono costretti a fare i conti con lunghe attese ai semafori, doppi sensi alternati e autobus incapaci di fare manovra. Carla Semino, l’inossidabile titolare dell’edicola all’angolo tra via Ausonia e via Lorenzo Stallo e vera istituzione della zona, racconta di aver già evitato parecchi incidenti, complice il caos derivante dalla circolazione stravolta: «Io sono qui tutti i giorni sin dalla mattina alle 6.30, e vedo molte macchine imboccare via Ausonia (interrotta all’altezza del civico 8, quello della villa) senza sapere che la strada è interrotta e che c’è un semaforo. Cerco di avvisarli, gridando o facendo segni, ma non sempre riesco a evitare gli scontri».

E mentre la coda al semaforo posizionato in via Stallo si allunga, Macrì scruta rassegnato la casa in cui abita da 50 anni e fa vagare la mente: «Da mia figlia, con i nipotini, stiamo bene. Ma ormai siamo vecchi, e ci vengono brutti pensieri. A volte penso che a casa non torneremo più».

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