Caserma Gavoglio, 70 mila metri quadri abbandonati alle spalle della stazione Principe

Il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti): «Da tre anni progetti fermi. La Regione intervenga per sbloccare l’iter e dare ai cittadini i servizi e gli spazi promessi, ma mai realizzati»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Genova - «Da trent’anni ormai la caserma Gavoglio giace abbandonata: i suoi circa 70mila metri quadri, completamente inutilizzati, sono una beffa per il quartiere del Lagaccio dove lo spazio è tanto scarso che per decenni le auto sono state costrette a percorrere a senso unico alternato la strada che la costeggia». Così Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, che ha presentato un’interrogazione per conoscere lo stato dell’arte sulla riqualificazione dell’ex costruzione militare.

 

«I primi nodi da sciogliere – dice Pellerano – riguardano l’iter di trasferimento della caserma dall’Agenzia del Demanio al Comune di Genova ed il completamento della bonifica dall’amianto. Chiedo poi l’impegno della Regione a far partire al più presto  la trasformazione di questo pachiderma di cemento, in disuso da decenni, garantendo  al Lagaccio – uno dei quartieri più densamente abitati e peggio costruiti di Genova – quello che è sempre mancato: servizi alla popolazione ed aree verdi».

Secondo quanto stabilito dalla Finanziaria del 2007, la caserma Gavoglio, alle spalle della stazione di Genova Principe, rientra tra quegli immobili e aree ceduti dal ministero della Difesa al Demanio, che a sua volta li doveva trasferire, a vario titolo, agli enti locali.

Per ripercorrere le tappe del processo di “valorizzazione” delle ex strutture militari, nel maggio del 2007, Regione Liguria, Agenzia del Demanio e Comune di Genova hanno firmato un protocollo d’intesa per la trasformazione e il recupero dell’ex sito militare, come previsto dai Puv, Programmi unitari di valorizzazione, finalizzati a valorizzare, appunto, il patrimonio immobiliare pubblico. Poi nel marzo 2008 la giunta comunale di Genova ha approvato le linee di indirizzo generale sulla riqualificazione, infine nel 2009 Agenzia del Demanio e Regione Liguria hanno firmato l’intesa con cui si sono impegnate a dare immediata attuazione al programma di riqualificazione degli immobili militari dimessi, circa una trentina in Liguria.

«Da tre anni – dice Pellerano – il processo ci risulta sostanzialmente interrotto. I cittadini del Lagaccio, già fortemente penalizzati dallo sviluppo “selvaggio” di un quartiere a cui è mancata una pianificazione urbanistica di fondo, ripongono molte e condivisibili aspettative sulla trasformazione di questo sito.

La nuova destinazione dell’ex caserma prevedeva la realizzazione di spazi residenziali, commerciali, ma soprattutto aree per servizi pubblici, verde, nuovi parcheggi e una migliore viabilità.

A parte alcuni parziali interventi stradali, l’intero progetto di trasformazione resta ancora chiuso nel libro dei sogni. Tutto ciò nonostante il 22 gennaio 2010 la Regione Liguria abbia ribadito il proprio ruolo di regia e coordinamento nei confronti delle amministrazioni coinvolte, prendendosi formalmente l’impegno a definire, in tempi celeri, le procedure di approvazione dei piani di valutazione per la trasformazione di queste aree.

Il nuovo Puc del Comune di Genova prevede un aumento delle aree agibili e quindi edificabili al 130% del costruito esistente dentro l’ex caserma, ma nel frattempo è arrivata una crisi che colpisce in maniera durissima il comparto dell’edilizia. I cittadini del Lagaccio, in particolare il Comitato Voglio la Gavoglio, hanno anche proposto circa 450 osservazioni al Piano urbanistico comunale, con soluzioni nuove per la riqualificazione dell’area. A questo punto ritengo necessario che la Regione si faccia promotrice di un confronto fra enti, cittadini e i soggetti incaricati della progettazione per verificare la possibilità di apportare modifiche migliorative al progetto, che tengano conto dei cambiamenti intervenuti.

Auspichiamo che le richieste degli abitanti non restino inascoltate e si avvii un proficuo processo di partecipazione pubblica che possa finalmente dare al quartiere del Lagaccio quei servizi e quegli spazi di cui ha un profondo bisogno e che aspetta da anni».

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