Spaccio e degrado, il grido d’aiuto dei residenti del Carmine: «Il sindaco ci ascolti»

L’associazione CarMine - Cittadini in movimento ha inviato una lettera al sindaco Marco Bucci e alla giunta per chiedere un confronto aperto e discutere di criticità che nelle ultime settimane sono aumentate esponenzialmente

Un piccolo borgo in cui tutti conoscono tutti, ci si passa il caffè e la focaccia da una finestra all’altra e ci si aiuta per sbrigare piccole e grandi commissioni. Una “frontiera” tra il caos del centro storico e la sobrietà di Castelletto, un luogo in cui l’autenticità di Genova emerge in tutta la sua bellezza: il Carmine, quartiere di Don Gallo, lotta per mantenere la sua identità, e i residenti non sono disposti a lasciare che problemi come spaccio e degrado prendano piede, sopratutto dopo un lungo lavoro per rilanciarlo come polo culturale, sociale e, con le dovute accortezze, turistico.

Sono stati proprio i residenti, riuniti nell’associazione CarMine - Cittadini in movimento, a scrivere una lettera al Comune in cui si chiede che l’attenzione sul quartiere aumenti. Nella missiva, indirizzata al sindaco Bucci e al consigliere Mario Baroni, delegato alla partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione e dunque trait-d’union tra Comune e quartieri, i membri dell’associazione elencano una serie di criticità legate soprattutto alla vivibilità del Carmine.

Il primo riguarda lo spaccio: aumentati i controlli nelle parti più “calde” del centro storico, i vicoli e le creuze meno esposti e più silenziosi del Carmine sono diventati il luogo in cui molti pusher danno appuntamento ai clienti, o “imboscano” le dosi, e i residenti si dicono molto preoccupati all’idea che lo spaccio si sposti sempre di più e si radichi nel quartiere. 

A questo si aggiunge il degrado generato dall’incuria e dell’abbandono: con il lockdown le attività organizzate dall’associazione si sono fermate, comprese quelle di pulizia volontaria, e in alcune zone come piazza dell’Olivella e i giardini Tito Rosina il verde è cresciuto senza regole, trasformando alcune zone in foreste, mentre altre sono in balia di pavimentazione sconnessa e buche. L’associazione chiama in causa i lavori fatti in salita San Bernardino, esempio virtuoso di riqualificazione “realizzati a seguito di numerose segnalazioni e attività di quartiere”. Nell’estate del 2019 il Comune aveva fatto partire un intervento di sfalcio in piazza dell’Olivella e nelle altre creuze, che non è però stato più ripetuto.

L’ultimo appunto riguarda la nuova attività aperta in piazza del Carmine, il riqualificato mercato su cui i residenti hanno espresso alcune perplessità, la prima riguardante i giovani che, esagerando con l’alcol, finiscono per animare il quartiere con schiamazzi, urla e in certi casi - come quello di sabato scorso - risse: «Aumenta anche la preoccupazione che la possibile nuova zona di movida possa alimentare una conseguente offerta/richiesta/consumo di sostanze illegali», chiarisce CarMine.

L’associazione, nata nel 2017 proprio per rilanciare il Carmine e promuoverne l’identità e autrice di iniziative di successo come SeminAgenova e l’inserimento nel percorso dei Rolli Days, chiede quindi di poter partecipare ai tavoli di confronto con le realtà che vivono e progettano sui territori del centro storico annunciati dal Comune: «Crediamo di poter essere interlocutori importanti e necessari in questa fase storica in cui ci troviamo, nella quale è intenzione dell’Amministrazione investire e promuovere percorsi partecipativi con la cittadinanza, concordando che tali processi siano gli unici che possano garantire nel tempo la tenuta di una sana rete sociale della città, a condizione che i contributi siano trasversali e aperti».

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