Detenuto riceve siringa pronta all'uso durante i colloqui

Il passaggio non è passato inosservato agli occhi degli agenti di polizia penitenziaria. Ma servono altro personale e maggiore formazione, secondo il sindacato Sappe

Ennesimo tentativo d'introdurre droga all'interno del carcere di Marassi da parte di un familiare di un detenuto durante l'ora dei colloqui. Lo comunica il Sappe della Liguria attraverso il suo segretario regionale, Michele Lorenzo.

«Questa volta - racconta Lorenzo - la compagna di un detenuto italiano tossicodipendente, aveva già confezionato la dose in una siringa pronta all'uso. Chiaro l'intento di far drogare il proprio compagno durante la fase del colloquio. La donna è a sua volta agli arresti domiciliari e munita di regolare permesso per effettuare i colloqui».

«Al personale del settore controllo colloqui non sono sfuggiti alcuni strani atteggiamenti da parte della donna la quale è stata monitorata e bloccata - spiega Lorenzo -. Solo l'abilità e l'esperienza della polizia penitenziaria consente di arginare il fenomeno dell'introduzione in carcere di oggetti e sostanze non consentite, ma per migliorare tali controlli serve maggiore personale e soprattutto maggiore formazione con la dotazione di idonei strumenti tecnologici».

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«Non possiamo negare - conclude il Sappe ligure - la pericolosità della somministrazione di sostanze stupefacente in soggetti detenuti che potrebbe avere delle serie conseguenze se non addirittura la morte per overdose. Bisogna considerare che circa il 30% dei detenuti del carcere di Marassi sono tossicodipendenti. Per questo - a parere del Sappe - bisogna incrementare l'attività di polizia all'interno delle strutture penitenziarie ed abbandonare la linea 'morbida e permissiva' attualmente intrapresa».

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