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Carcere di Chiavari, Telefono Azzurro in aiuto dei bimbi dei genitori detenuti

Il penitenziario della cittadina del Tigullio capofila in Liguria in un progetto che a oggi aiuta 837 minori, ed è finalizzato a rendere più facili i rapporti familiari attraverso un ambiente allegro e colorato

Uno spazio allestito all’interno del carcere di Chiavari e dedicato ai più piccoli, finalizzato a facilitare e rendere meno traumatici i rapporti tra i bambini e i ragazzi con i genitori detenuti attraverso giochi, attività formative e di assistenza: parte oggi il progetto "Bambini e Carcere” di Telefono Azzurro, che ha scelto proprio il carcere di Chiavari come 18esima struttura, la prima in Liguria, per ospitare l’iniziativa.

La ludoteca, uno locale accogliente e colorato dipinto dai detenuti e decorata dai ragazzi del liceo artistico Luzzati, vedrà all’opera volontari specializzati, ed è stata inaugurata questa mattina alla presenza di Paola Penco, direttrice del carcere, Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e docente di neuropsichiatria Infantile, Andrea Tonellotto, comandante del Carcere, Roberto Levaggi, sindaco di Chiavari, e Luigi Barbieri, vice Sindaco di Lavagna. 

Il progetto, sviluppato in collaborazione con il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, nasce nel 1993 a Milano e prevede che tutte le attività dei volontari siano finalizzate a creare un clima sereno e accogliente per i minori attraverso giochi, laboratori, animazione e assistenza, con l’unico obiettivo di tutelare la crescita psico-affettiva del minore e garantire un ambiente sereno per la coltivazione del rapporto con i genitori. 

A oggi sono 857 i minori seguiti dai 224 volontari delle 17 strutture che hanno aderito all’iniziativa: dalle statistiche del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria emerge che, al 31 dicembre 2015, la popolazione detenuta è pari a 52.475, e che di questi, circa 22.361 sono anche genitori.

«Il progetto Bambini e Carcere ha l’obiettivo di favorire il rapporto dei minori con i genitori detenuti, anche in un contesto come la realtà carceraria spesso difficile da comprendere, soprattutto per un bambino», ha commentato Ernesto Caffo, spiegando che «Telefono Azzurro si impegna quotidianamente al fianco di bambini e genitori in carcere, da oltre 20 anni, in istituti penitenziari di tutta Italia, intervenendo in prima persona - durante e dopo il carcere – per contribuire a ricostruire un tessuto sociale e familiare lacerato. Un progetto che intende mettere in pratica il principio sancito dall’articolo 9 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia secondo cui “il bambino i cui genitori, o uno dei due, si trovano in stato di detenzione, deve poter mantenere con loro dei contatti appropriati».

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