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Cuccioli di capriolo abbandonati nei prati, Enpa lancia l'appello: «Non toccateli»

Come ogni anno, con l'arrivo della bella stagione, iniziano i ritrovamenti di piccoli tra l'erba alta e i "salvataggi" da parte di escursionisti benintenzionati. In realtà però stanno interferendo con un complesso meccanismo di difesa

Torna la primavera - meteo permettendo - e tornano anche gli avvistamenti di cuccioli di capriolo nei prati dell’entroterra e sulle alture. Che, come ogni anno, spingono chi si occupa di fauna selvatica a lanciare l’appello: «Non toccateli».

«Vi invitiamo a non toccare piccoli di capriolo qualora li trovaste immobili nella vegetazione - chiarisce l’Enpa, che a Campomorone gestisce un rifugio per animali selvatici - Prima di prendere iniziative avventate telefonate al Cras già vicino e vi saranno date tutte le informazioni necessarie: prelevare un cucciolo di capriolo significa mettere in pericolo la sua vita».

La presenza di cuccioli nascosti tra l’erba alta, infatti, non significa che siano stati abbandonati: «I cuccioli sono nei prati da soli perché ancora non hanno odore, e con un manto mimetico sono al sicuro dai predatori. Per questo la madre si allontana per nutrirsi: sa di essere potenzialmente sotto il tiro del predatore e non vuole mettere a repentaglio la vita del piccolo. L’evoluzione ha portato a questa strategia di difesa, che è efficace, finché non arriva lo sprovveduto di turno. Toccarli significa modificare questa condizione, e impedire alla madre di riconoscerli e ritrovarli», aveva spiegato Francesco Baroni, presidente del Cras, lo scorso anno, quando il centro si era trovato letteralmente “invaso” di cuccioli portati da escursionisti benintenzionati che li avevano avvistati nei prati durante la scampagnata e avevano dedotto di essere di fronte a un abbandono.

«Il periodo è proprio questo, maggio-giugno - prosegue oggi Baroni - A oggi ne è già stato portato uno, e temo che con l’arrivo delle belle giornate le persone sui sentieri si moltiplicheranno, e così i ritrovamenti. Ogni anno speriamo ne arrivino pochi, ma senza una massiccia campagna di informazione le speranze sono poche».

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