Cronaca

Marco Cappato e Mina Welby a processo a Genova per aiuto al suicidio nel caso Davide Trentini

Diversi gli scenari possibili nel nuovo processo in Appello, che vede i due esponenti dell’Associazione Luca Coscioni imputati dopo essersi autodenunciati

Mercoledì 28 aprile alle ore 9.30 presso la Corte di Appello di Genova inizia il processo di secondo grado che vede nuovamente imputati Marco Cappato e Mina Welby, dell'associazione Luca Coscioni, per i reati di istigazione e aiuto al suicidio nel caso Davide Trentini.

Quattro anni fa i due attivisti e rappresentanti dell'associazione attiva a livello internazionale a tutela del diritto alla Scienza e Salute, dopo avergli fornito assistenza nel raggiungere la Svizzera dove ricorse al suicidio assistito, si autodenunciarono per affermare il diritto fondamentale delle persone nelle sue condizioni (dipendente da trattamenti di sostegno vitale, ma a differenza di dj Fabo 'non dipendente da una macchina') a ottenere il rispetto della scelta di porre fine alle proprie sofferenze con l'aiuto al suicidio.

L'azione nonviolenta era volta anche a denunciare l'inerzia del Parlamento, che non legifera in materia e non discute la legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia depositata dalla stessa associazione alla Camera dei deputati otto anni fa, con oltre 140mila firme.

Il 27 luglio 2020 Marco Cappato e Mina Welby furono assolti dalla Corte di Assise di Massa (città di residenza di Trentini) dal reato a loro ascritto di istigazione e aiuto al suicidio, perché il fatto non sussiste (quanto alla condotta di rafforzamento del proposito di suicidio) e perché 'il fatto non costituisce reato' (quanto alla condotta di agevolazione dell'esecuzione del suicidio).

La Corte evidenziò che il requisito dei 'trattamenti di sostegno vitale', indicato dai Giudici della Corte Costituzionale con la sentenza 242/19, non significa necessariamente ed esclusivamente dipendenza 'da una macchina', ma si riferisce a qualsiasi tipo di trattamento sanitario, sia esso realizzato con terapie farmaceutiche o con l'assistenza di personale medico o paramedico o con l'ausilio di macchinari medici, compresi anche la nutrizione e idratazione artificiali.

In questo caso, il trattamento di sostegno vitale è e 'deve intendersi qualsiasi trattamento sanitario interrompendo il quale si verificherebbe la morte del malato anche in maniera non rapida'. Ad ottobre 2020, poi, il pm di Massa aveva deciso di ricorrere in Appello contro l'assoluzione.

Ora a Genova, la Corte di Appello potrebbe confermare la sentenza della Corte di Assise di Massa o riformarla. In questo secondo caso potrebbe anche farlo dopo aver risentito i testi già escussi in primo grado. Se non fosse ravvisata la presenza di tutti e 4 i requisiti che rendono non punibile l'aiuto al suicidio, la Corte potrebbe sollevare la questione di costituzionalità sul requisito inerente il sostegno vitale oppure condannare gli imputati.

Marco Cappato e Mina Welby saranno difesi dal medesimo collegio legale che si è occupato della difesa dinanzi alla Corte di Assise di Massa. Intanto l'associazione Luca Coscioni nei giorni scorsi ha ufficialmente depositato in Corte di Cassazione il Referendum per l'Eutanasia Legale.

Si tratta di un referendum parzialmente abrogativo dell'articolo 579 del codice penale, sul cosiddetto omicidio del consenziente, fattispecie che nel nostro ordinamento assume un ruolo centrale nell'ambito delle scelte di fine vita, dal momento che non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l'eutanasia. In assenza della menzione stessa del termine 'eutanasia' nelle leggi italiane, la realizzazione di ciò che comunemente si intende per eutanasia attiva (sul modello olandese o belga) è impedito dal nostro ordinamento.

Inoltre sempre l'associazione Luca Coscioni ha di recente lanciato anche un'altra iniziativa: il Numero Bianco (06 9931 3409), la prima infoline per far luce sui diritti nel fine vita. Un unico numero, nazionale e gratuito, gestito da personale formato, volontari e professionisti, con l'obiettivo specifico di fornire informazioni chiare e utili sui diritti nei momenti della malattia, con particolare attenzione al fine vita.

Il progetto è nato in collaborazione con Valeria Imbrogno, psicologa e compagna di Dj Fabo, che nel 2017 ebbe non poche difficoltà a trovare una via d'uscita alla sofferenza di Fabiano. Ora è proprio lei a coordinare il team di oltre 20 volontari formati adeguatamente e affiancati da professionisti ed esperti, per rispondere da remoto alle richieste di informazioni, insieme a Matteo Mainardi dell'associazione Luca Coscioni.

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