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Frana di Capolungo: dopo 5 anni si inizia a parlare di messa in sicurezza

In conferenza dei servizi, Comune e Municipio hanno gettato le linee guida d'intervento: prima messa in sicurezza delle 5 abitazioni, poi le opere a mare. Tempi minimi per i rientri, due anni e mezzo

A 5 anni dalla frana di Capolungo, si inizia a parlare di lavori di messa in sicurezza di uno degli smottamenti più significativi i e importanti avvenuti a Genova: mercoledì mattina si è svolta la conferenza dei servizi che ha coinvolto rappresentanti di Comune e Municipio, in cui è stato stabilito una sorta di cronoprogramma di interventi.

Le operazioni di messa in sicurezza della frana si divideranno principalmente in due parti, quella riguardante le abitazioni - e dunque la parte alta del fronte franoso - e quella riguardante invece la scogliera e i terrazzamenti. 

Municipio e Comune sono intenzionati a procedere entro fine anno con una gara d’appalto per affidare i lavori di messa in sicurezza delle abitazioni: il progetto prevede la costruzione di una sorta di palizzata con pali armati che trattenga il fronte, intervento che richiederà circa due anni per la realizzazione. A questi tempi si devono aggiungere quelli della gara, che durerà da 6 mesi a un anno. Per accorciarli, è stato deciso di iniziare a progettare il secondo lotto di interventi, quelli riguardanti le opere a mare, durante i lavori di messa in sicurezza delle abitazioni. 

«Per quanto concerne la viabilità - spiega Federico Bogliolo, assessore del Municipio Levante - i ponteggi occuperanno il marciapiede lato mare adiacente le abitazioni e verrà utilizzata come area di manovra quella dell’ex Dazio. Il semaforo immediatamente precedente avrà la funzione di agevolare la svolta. È sicuramente un’opera molto importante che, speriamo, permetterà alle numerose famiglie sfollate di tornare il prima possibile nelle proprie case».

La frana di Capolungo si è verificata il 19 gennaio del 2014, quando 7mila metri cubi di roccia e terreno si staccarono dalla collina crollando nel mare sottostante. Cinque le abitazioni considerate a rischio, cinque villette abitate da altrettanti nuclei familiari che si sono visti costretti a lasciare le loro case in via precauzionale e che da 5 anni ormai attendono aggiornamenti.

Nel gennaio del 2018, dopo una lunga battaglia legale, uno di loro - un giudice in pensione - aveva potuto fare ritorno a casa con la moglie dopo che i tecnici del Comune avevano accertato che la sua villetta, quella più a ponente, non era di fatto a rischio.

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