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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Centro / Piazza Raffaele de Ferrari

'Io non rischio', anche a Genova la campagna della Protezione Civile

L'iniziativa punta a creare comunità sempre più resilienti attraverso la conoscenza e la cura dei territori, la consapevolezza dei rischi e delle buone pratiche di protezione civile

Anche a Genova è previsto il gazebo dei volontari in occasione della Giornata della Protezione Civile nell'ambito della campagna 'Io non rischio', dalle 9.30 alle 18.30 di oggi, domenica 24 ottobre 2021, in piazza De Ferrari. Obiettivo dell'iniziativa, che si svolge anche in altre piazze liguri, è sensibilizzare la popolazione sui corretti comportamenti da adottare, anche in caso di allerta meteo.

Per l’undicesimo anno consecutivo, volontariato di protezione civile, comuni, regioni e mondo della ricerca scientifica torneranno a incontrare i cittadini per diffondere la conoscenza dei rischi e sensibilizzare le comunità sulle vulnerabilità dei diversi territori, anche attraverso il racconto e la condivisione di conoscenze, esperienze e memorie storiche degli eventi che hanno interessato il nostro Paese.

Il 25 ottobre ricorrono 10 anni dall'alluvione nello spezzino e in Lunigiana e il Consiglio Nazionale dei Geologi e la Fondazione Centro Studi del Cng, assieme all'Ordine dei Geologi della Liguria e all'Ordine dei Geologi della Toscana, hanno fatto il punto della situazione sul rischio geo-idrologico nel nostro Paese.

Quell'evento alluvionale si è verificato a seguito di una forte precipitazione che in sei ore ha riversato 542 mm di pioggia sulla provincia della Spezia e di Massa e Carrara interessando due regioni: la Liguria e la Toscana.

"Da quel 25 ottobre 2011 ad oggi gli interventi realizzati per il ripristino delle devastazioni territoriali e la mitigazione del rischio idrogeologico si contano a decine, sui versanti e negli alvei dei corsi d'acqua, ma molto resta ancora da fare - spiega Paolo Airaldi, presidente Ordine Regionale Geologi Liguria -. Il problema del dissesto idrogeologico rimane irrisolto e i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo negli ultimi anni e la cementificazione e impermeabilizzazione dei suoli, che proseguono tutt’oggi, costituiscono elementi di ulteriore aggravamento. Per il contrasto al dissesto idrogeologico, è il momento di mettere in campo un’efficace politica nazionale che privilegi gli interventi di prevenzione, ma anche di manutenzione e gestione delle opere e del territorio e che porti al superamento delle gestioni emergenziali".

"La situazione del dissesto idrogeologico in Italia ad oggi vede crescere le aree a rischio nel nostro Paese con il 91% dei comuni italiani a rischio e quasi 7,5 milioni di persone che vivono in territori a rischio molto elevato ed elevato per frane e alluvioni, in uno scenario di cambiamenti climatici in atto che producono eventi sempre più estremi e frequenti che aggravano ulteriormente una situazione già molto critica - afferma Lorenzo Benedetto Consigliere del Consiglio Nazionale dei Geologi a margine di un webinar che si è tenuto lo scorso 22 ottobre e destinato ai Geologi -. La Liguria è una delle regioni maggiormente esposte presentando valori degli indicatori di rischio decisamente più alti rispetto al dato nazionale".

A condividere il pensiero è Valentina Casolini, Consigliere del Cng: "Il territorio ligure è infatti caratterizzato da alte montagne situate a ridosso della costa che vede la presenza di numerosi torrenti e corsi d’acqua che interferiscono con un territorio densamente urbanizzato che ha subìto uno sviluppo non compatibile con le condizioni geologiche e geomorfologiche, determinando elevate condizioni di rischio per frane, alluvioni, mareggiate ed erosione costiera".

Per i geologi, per far fronte ad uno scenario così ampio e complesso occorre una programmazione strategica pluriennale che preveda soluzioni integrate tra la realizzazione di opere strutturali di riduzione del rischio e l’adozione di interventi non strutturali quali presidi territoriali permanenti, sistemi di monitoraggio e di allerta, pianificazione di emergenza, manutenzione del territorio e più in generale di prevenzione e gestione del rischio.

"Le risorse previste nel PNRR di 2,49 miliardi di euro per i prossimi cinque anni, che erano peraltro già state stanziate con il Piano Nazionale del 2019, sono decisamente insufficienti, occorre dunque necessariamente riprogrammare la spesa prevedendo adeguate risorse aggiuntive, se si vogliono ottenere risultati significativi nella gestione del rischio idro-geologico" conclude Lorenzo Benedetto.

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