Tentato omicidio a Crocefieschi, la vittima resta in coma. Proseguono le indagini

A quattro giorni dall'aggressione, il 57enne Giancarlo Bondanza resta privo di conoscenza in Terapia Intensiva: ancora troppo presto per risvegliarlo, spiegano i medici. I carabinieri intanto passano al vaglio le testimonianze

Sono ancora critiche, ma stabili, le condizioni di Giancarlo Bondanza, il 57enne di Crocefieschi che lo scorso è stato aggredito a colpi di pistola nella cascina che condivide con l’anziano padre in località Vallegge: l’uomo, operato dai chirurghi dell’ospedale San Martino per rimuovere un proiettile calibro 22 conficcato sopra lo zigomo destro, rimane in coma farmacologico nel reparto di Terapia Intensiva, ed è sotto attento monitoraggio da parte dell’equipe medica, che ancora non ha ritenuto opportuno risvegliarlo.

Cosa sia davvero accaduto la sera dell’Epifania nell’isolato casolare in cui Bondanza vive con il padre 90enne, Francesco, resta dunque ancora un mistero, su cui ormai da giorni i carabinieri della compagnia di San Martino del capitano Augusto Sorvillo, coadiuvati dal Nucleo Investigativo diretto dal maggiore Paolo Sambataro, stanno indagando a 360 gradi. Passando al setaccio non soltanto i conoscenti di Bondanza, ma anche chi con lui ha condiviso uno dei tanti lavori saltuari con cui l’uomo, conosciuto come taglialegna e tuttofare, tentava di sbarcare il lunario.

Al vaglio al momento ci sarebbero i racconti di quattro persone che per diversi motivi sarebbero legati a Bondanza, su cui gli investigatori stanno concentrando i loro sforzi tentando di abbattere il muro di diffidenza e preoccupazione sollevato dagli abitanti del piccolo paese della valle Scrivia. Significativa, inizialmente, sembrava la testimonianza di un uomo che vive a circa 150 metri in linea d’aria dal casolare su due piani in cui vivono Bondanza e il padre. Il vicino avrebbe dichiarato di avere notato i fari di un’auto percorrere la strada che porta alla villetta, ma di non essere in grado di descrivere né il colore, né il modello, né tantomeno di fornire una targa: una testimonianza che i carabinieri non hanno comunque ancora archiviato, e che hanno sfruttato per controllare le videocamere della zona negli orari immediatamente precedenti e successivi all’aggressione per cercare di individuare eventuali vetture sospette e rintracciarne i proprietari.

Poco utile anche il racconto del padre di Bondanza, ancora sotto choc e rimasto solo nell’isolata cascina dopo il tentato omicidio del figlio. L’uomo ha rivelato di avere incontrato, o meglio, di essere stato travolto dal’assalitore che cercava di darsi alla fuga, e di avere fatto in tempo soltanto a notare che si trattava di un uomo di corporatura robusta, con un accento del luogo udito quando gli ha intimato di spostarsi e lasciarlo passare. Ma, complice anche l’età avanzata e lo spavento, il pensionato 90enne non è stato in grado di vedere né di descrivere di più. 

La speranza adesso è che Bondanza si risvegli in buone condizioni dal coma indotto dai medici, e possa riferire maggiori particolari su quanto accaduto la sera dell’Epifania, svelando l’identità del suo aggressore, che certamente conosceva, e i motivi che lo hanno spinto a presentarsi a casa sua armato di una pistola che gli ha poi rivolto contro durante una lite. L’ipotesi più probabile al momento è che il movente sia di natura economica, ma le conferme, in mancanza di altre testimonianza più significative, non potranno avvenire che al momento del risveglio.

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