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Cronaca

Ordigno alle poste di Castelletto, all'anarchico pena ridotta da cinque a un anno

Giuseppe Bruna è accusato di aver messo un ordigno artigianale davanti al bancomat delle poste di spianata Castelletto l'8 giugno del 2016

Pena ridotta da cinque a un anno di reclusione per Giuseppe Bruna, l'anarchico accusato di aver messo un ordigno artigianale davanti al bancomat delle poste di spianata Castelletto l'8 giugno 2016.

Lo ha stabilito la corte di appello riformulando la condanna di fabbricazione e detenzione di materiale esplodente in minaccia aggravata. Per i giudici vale la tesi sotenuta dalla difesa che l'ordigno non poteva esplodere ed era stato collocato a scopo dimostrativo nell'ambito di una campagna contro i Cie (Centri di identificazione ed esplosione), condotta da gruppi anarchici insurerrezionalisti in tutta Italia. 

Il difensore di Bruna, Fabio Sommovigo, si rivolgerà alla Cassazione per chiedere l'assoluzione piena del suo assistito sostenendo che non sia uno degli autori del blitz e che non ci siano sufficienti prove. Diversa l'opinione dell'accusa, sostenuta in primo grado dal pm Federico Manotti: ci sono le tracce di dna a inchiodare Bruna.

L'anarchico non è nuovo ai tribunali: era stato già arrestato nel 2019 con l'accusa di essere l'autore dei plichi esplosivi inviati ai pm torinesi Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna, e all'allora direttore generale del Dipartimento amministrazione penitenziaria a Roma, Santi Consolo. 

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