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Bimbo ucciso dal metadone, chiesti 12 anni per la madre

Il cuore del piccolo Mirò aveva cessato di battere il 31 ottobre 2013, dopo avere ingerito una dose fatale della sostanza. A processo la mamma e il compagno di lei, accusati di averglielo somministato per farlo calmare

Dodici anni di carcere: questa la condanna chiesta dal pubblico ministero Alberto Lari per la madre del piccolo Mirò, il bimbo di due anni e mezzo morto il 31 ottobre 2013 in un appartamento di Bargagli dopo avere ingerito una dose fatale di metadone. Chiesti anche 10 anni e 8 mesi per il compagno della donna.

I due, oggi 32 e 38 anni ed entrambi residenti a Rapallo, sono accusati di omicidio preterintenzionale aggravato: secondo l’accusa, avrebbero somministrato il metadone al piccolo per calmarne il pianto e tenerlo buono, un comportamento ripetuto più volte nel corso della sua breve vita, che alla fine gli è stato fatale.

La coppia si è invece sempre difesa sostenendo di non avere mai somministrato la sostanza al bimbo, che era invece stato male la sera prima e non aveva mangiato niente per tutto il giorno: «Siamo andati a dormire e al risveglio l'ho trovato così», aveva detto la madre ai soccorritori intevenuti dopo la chiamata di emergenza.

Le analisi effettuate sul corpicino, però, hanno smentito queste dichiarazioni, dimostrando che il piccolo aveva in realtà mangiato a pranzo. Elemento che lascia pensare che stesse bene, e che la morte sia effettivamente stata provocata dalla dose fatale di metadone. Il verdetto del processo è atteso per aprile.

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