Una bimba non può avere due mamme. Il Comune vince in Tribunale ed è polemica

La Corte d'Appello del tribunale di Genova ha accolto il ricorso del Comune contro una sentenza di primo grado che nel novembre 2018 aveva concesso il riconoscimento della bigenitorialità a una coppia formata da due donne e residente a Genova

Una bambina non può avere due mamme. Lo ha affermato la Corte d'Appello del tribunale di Genova, che ha accolto il ricorso del Comune contro una sentenza di primo grado che nel novembre 2018 aveva concesso il riconoscimento della bigenitorialità a una coppia formata da due donne e residente a Genova. Secondo il verdetto dei giudici sul certificato di nascita della bimba sarà presente solo la madre biologica.

Bertorello: «Molto soddisfatti per la decisione del tribunale»

Lo ha reso noto Federico Bertorello, esponente della Lega e consigliere delegato agli Affari Legali del Comune di Genova, che ha anche aggiunto: «Si tratta di una decisione che ribalta di fatto l’orientamento espresso dal giudice di primo grado.  Naturalmente si tratta di una pronuncia sul caso singolo, ma che, come tutte le sentenze, potrà essere richiamata in sede giurisprudenziale per casi analoghi. Come Amministrazione avevamo deciso di andare avanti poiché ritenevamo che il precedente provvedimento fosse viziato da elementi che ne inficiavano la legittimità. Esprimo molta soddisfazione perché ritenevamo le pronunce assunte dal Tribunale di Genova fortemente viziate e in palese contrasto con la legge 40/2004 (norme in materia di procreazione medicalmente assistita, ndr), dettate più da una interpretazione politica che non dal diritto. La Corte di Appello riporta la vicenda sotto il principio di legalità stabilendo che la procreazione medicalmente assistita può essere utilizzata solo da persone di sesso diverso».

Arcigay: «Solidarietà alle due mamme»

Le parole di Bertorello hanno scatenato le reazioni di diverse associazioni. Arcigay Genova ha commentato: «Esprimiamo la nostra solidarietà alle due mamme che con impegno stanno procedendo in questo percorso per l’ottenimento del pieno riconoscimento della loro famiglia. Ci muoveremo perché l’avvio di un percorso di dialogo, iniziato con il Comune di Genova in occasione dell’assegnazione della nuova sede, sia un’occasione per spiegare in un produttivo dibattito politico l’importanza di queste necessità e scelte».

Liguria Pride: «Chi può felicitarsi di avere tolto dei diritti a una bambina?»

Liguria Pride ha aggiunto: «La nostra amministrazione è fiera di avere tolto un genitore, e tutti i legami parentali conseguenti, a una bambina di due anni. E a tutti gli altri bimbi e bimbe nati in famiglie arcobaleno a cui lo Stato non riconosce entrambi i genitori. Chi può felicitarsi di avere tolto dei diritti a una bambina? Il sindaco di Genova Marco Bucci era venuto alla partenza del Liguria Pride 2019 per dire che le istanze di Famiglie Arcobaleno non erano nei contenuti della nostra manifestazione, come se fosse lui a decidere su cosa vertesse il Pride. Era passato davanti al carro di Famiglie Arcobaleno senza nemmeno degnare di uno sguardo le bambine e i bambini che 'il sindaco di tutti' vuole orfani del genitore non biologico. Allora cosa ci rappresenta la sciarpa arcobaleno indossata il 17 giugno dal primo cittadino? Di quale dialogo stiamo parlando, quando un'amministrazione canta vittoria contro le famiglie delle persone omosessuali? Dopo la rivolta di Stonewall non è più epoca di concessioni, siamo entrate/i nell'era dei diritti che vanno pretesi e riconosciuti. Le concessioni sono per chi si crede re, ed elargisce regali in cambio di fedeltà o silenzio». 

Il Pd: «Non si può esultare perché a una bimba viene tolto un genitore»

Reazioni anche dal mondo politico a partire dal Partito Democratico che in un comunicato ha attaccato Bertorello e la giunta: «È indecente che un amministratore, in questo caso il consigliere delegato Bertorello, esulti perché a una bambina viene tolto un genitore dopo una decisione del tribunale. Una sentenza che, dopo il ricorso di Palazzo Tursi, ribalta il primo grado di giudizio, in cui era stata riconosciuta la bigenitorialità di due mamme genovesi. Mentre il Pd firma la legge contro l'omotransfobia, il Comune di Genova guidato dal centrodestra si attesta sempre più sulle idee deliranti di Pillon e il congresso mondiale della famiglia di Verona. Una brutta vicenda. Il Pd è il partito dei diritti, ci batteremo fino in fondo affinché tutte le famiglie possano far valere il loro diritto alla felicità».

Serafini: «Felice di aver dato le dimissioni da questa giunta»

Ad attaccare l'amministrazione genovese anche l'ex assessore alla cultura del Comune di Genova Elisa Serafini, che ruppe con la giunta guidata da Bucci proprio per le forti divergenze sulle tematiche dei diritti civili e che recentemente ha pubblicato un libro attraverso il quale ha svelato alcuni retroscena della sua esperienza a Tursi. Recentemente è stata indicata da Italia Viva come possibile candidata presidente del partito fondato da Matteo Renzi: «Bisogna avere una vita davvero triste per provare “soddisfazione” per aver tolto la continuità genitoriale e affettiva a una bambina - ha commentato - . Sono felice di aver dato le dimissioni da questa Giunta diventata fascio-populista. Il tempo ristabilirà le giustizia e restituirà a questa bambina l’affetto di entrambe le figure. Mi chiedo anche quanto siano costati i due processi del Comune di Genova contro la famiglia della piccola».

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La replica di Bertorello  

Federico Bertorello, esponente della Lega e consigliere delegato agli Affari Legali del Comune di Genova, ha poi replicato a chi polemizzava con lui specificando: «Ho preso atto delle numerose critiche ricevute in riferimento alle mie dichiarazioni nei confronti della sentenza della Corte di Appello di Genova che ha ribaltato l’orientamento del Tribunale stabilendo “che non è possibile indicare nell’atto di nascita della minore la doppia genitorialità in capo alle due madri mediante l’annotazione del cognome della ricorrente quale secondo genitore e l’inserimento del cognome della madre non biologica affianco a quella che ha partorito la bambina” (queste le parole del dispositivo dell’ordinanza della Corte). Vorrei precisare che la soddisfazione è legata al ripristino del rispetto della legge nella compilazione dell’atto di nascita e non di certo nella situazione familiare della minore di cui ho massimo rispetto e che non mi permetto di sindacare. Il Comune non ha tolto un genitore alla bambina che potrà crescere serenamente con le due mamme. Sottolineo che per l'ordinamento legislativo la mamma è tale se ha partorito la minore. Inoltre, vorrei rispondere a Elisa Serafini che evidentemente è già in campagna elettorale e si permette di affermare che il Comune avrebbe speso soldi pubblici nella difesa di questo processo. Queste affermazioni sono destituite di fondamento poiché come sa bene anche la brava Serafini, che ha fatto parte della giunta Bucci da lei tanto criticata, il Comune è difeso dalla Civica Avvocatura che ha l’obbligo di resistere ad ogni impugnazione contro atti amministrativi emessi dall’Ente».

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