Immobili confiscati alla mafia, il Comune prepara l'acquisizione

Dopo le decine di richieste avanzate da enti e associazioni del centro storico, Tursi ha annunciato l'intenzione di acquisire in lotti i 115 tra fondi, magazzini e appartamenti sequestrati nel 2014 alla famiglia Canfarotta

Dopo le proteste dei comitati e delle associazioni del centro storico, il Comune ha annunciato l’intenzione di acquisire a lotti gli immobili confiscati alla mafia durante la maxi operazione iniziata nel 2009 e finita nel 2014, occupandosi della loro riqualificazione e mettendo a punto un piano per il riutilizzo.

L’operazione aveva portato al sequestro di 115 unità immobiliari tra fondi e appartamenti, tutti di proprietà della famiglia Canfarotta, 96 dei quali ubicati sul territorio genovese, 45 nel centro storico, con la maggiore concentrazione nella zona della Maddalena. Del loro destino si è parlato in mattinata durante le commissioni Welfare e Bilancio a Tursi, alla presenza dell’assessore alla Legalità, Elena Fiorini, che ha spiegato di avere affidato alla società Ri.geNova il compito di mettere a punto uno studio sulle possibilità di impiego.

«Si tratta perlopiù di unità immobiliari molto piccole, monolocali o minuscoli magazzini di bassissimo valore commerciale. L’organizzazione criminale aveva infatti trovato utile, per le sue attività illegali, entrare in possesso di immobili degradati all’interno di aree degradate - ha spiegato l’assessore Fiorini - L’aumento dell’illegalità dovuto alle attività dei Canfarotta aveva a sua volta generato ulteriore degrado». 

Il Comune aveva già richiesto una perizia, costata 14mila euro e armata dalla Fondazione San Paolo, che ha messo in luce le criticità riguardanti l’eventuale acquisizione: i maggiori problemi sono legati ai costi di ristrutturazione, perché «raramente si trovano 3 o 4 immobili nello stesso stabile, e in molti casi i costi di ristrutturazione supererebbero il valore della proprietà, senza contare che spesso sono necessari interventi anche sul condominio per risanare l’appartamento o il magazzino», ha proseguito Fiorini.

Tra le ipotesi prese in considerazione per il riuso, anche su suggerimento degli enti e delle associazioni presenti in Sala Rossa, ci sono magazzini in cui conservare materiale, laboratori, servizi per residenti, esercizi commerciali, uso residenziale specialistico (come alloggi per studenti), uffici e albergo diffuso. Tutto dipende però dai costi, perché «in pochissimi casi la spesa per la ristrutturazione è abbastanza bassa da poter essere anticipata dall’affittuario e poi recuperata con il canone d’affitto», anche se per proprietà di questo genere la giunta ha in programma di proporre una delibera già entro la fine del mese. Per tutti gli altri sarà invece necessario valutare la possibilità di un finanziamento, di comune accordo con gli enti.

Gli immobili sono rimasti sino a oggi abbandonati a loro stessi, alcune dei quali occupati abusivamente, e negli ultimi tempi molte associazioni del centro storico hanno più volte chiesto che venissero riqualificati in modo da potersene riappropriare, contribuendo in maniera positiva al tessuto sociale ed economico del quartiere. Lo scorso aprile i volontari del Cantiere per la Legalità Responsabile avevano effettuato un vero e proprio “blitz” notturno durante il quale avevano attaccato alle saracinesche degli immobili confiscati manifesti che invitavano a sbloccarli e restituiti alla comunità, e un mese dopo la questione era approdata in consiglio Comunale con un’interrogazione cui la stessa Fiorini aveva risposto rinnovando la promessa ad attivarsi affinché potessero essere restituiti e riassegnati nel più breve tempo possibile.

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