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Gagliano in fuga con pistola e valigie; direttore carcere: «Si comportava benissimo»

Bartolomeo Gagliano, il 'mostro di San Valentino' evaso a Genova, era in carcere per ricettazione. Sarebbe dovuto uscire per fine pena nell'aprile 2015. Il fascicolo sul detenuto in possesso del carcere di Marassi inizia dal 2006

Bartolomeo Gagliano, il 'mostro di San Valentino' evaso martedì 17 dicembre durante un permesso premio, si trovava detenuto nel carcere di Marassi dal 16 agosto 2006 per reati contro il patrimonio. Le condanne per omicidio risalgono agli anni '80 e il serial killer di Nicosia le aveva scontate, in parte in ospedale psichiatrico giudiziario.

IL PROFILO DEL SERIAL KILLER

Gagliano doveva rientrare in carcere martedì mattina alle nove. Da martedì sera alle 21 è stato dichiarato evaso. Il serial killer era uscito dal carcere in permesso domenica. Era andato a prenderlo all'uscita il fratello. Lunedì mattina a mezzogiorno si è presentato al dipartimento di salute mentale di Savona come programmato. Martedì ha sequestrato un panettiere a Savona, l'ha minacciato con una pistola e si è fatto portare a Genova dove è sparito a bordo di una Fiat Panda Van di colore verde targata CV848AW.

Nel dicembre 2005 Gagliano era stato condannato per rapina. Scarcerato nell'agosto 2006 per effetto dell'indulto, una settimana dopo era tornato in carcere per estorsione, accusa per cui era tuttora detenuto. Sarebbe dovuto uscire per fine pena nell'aprile 2015.

La notizia dell'evasione di Gagliano sta portando con sé una scia di polemiche per il permesso premio concesso a un detenuto così pericolo. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il direttore del carcere di Marassi Salvatore Mazzeo.

«Doveva scontare soltanto un anno di pena ancora - spiega Mazzeo a Primocanale -. Quindi sotto il nostro profilo della pericolosità non era un detenuto pericoloso. Anzi, aveva fatto un percorso molto positivo. (...) Voleva lavorare in panetteria».

«Si comportava benissimo - prosegue il direttore del carcere -, migliorato anche sotto il profilo mentale. Il nostro fascicolo inizia dal 2006. Noi dal 2006 valutiamo la carcerazione del detenuto. Certo si guarda anche alla storia passata del detenuto. Però questa noi non l'abbiamo. Perché il nostro fascicolo inizia dal 2006».

Secondo il direttore del carcere, il serial killer avrebbe deciso di evadere all'ultimo momento, altrimenti non si sarebbe presentato alla visita lunedì a Savona. «Sono convinto che si costituirà - rassicura Mazzeo -. Ne sono convinto perché lui adesso sta pensando che non può andare da nessuna parte. È un uomo solo. Andrà da sua madre oppure dal fratello e si costituirà».

Ma martedì mattina Gagliano ha fatto caricare al panettiere, Maurizio Revelli, tre borse sulla Panda Van. «Quell'uomo mi ha assalito di sorpresa - il racconto ancora sotto choc della vittima al Secolo XIX -, mi ha detto di salire in macchina, di mettergli le borse con i vestiti nel portabagagli della mia auto».

«Gagliano era molto agitato. Mi ha detto solo di essere un detenuto che doveva tornare in carcere. E che non ce la faceva più, non ci voleva ritornare. Non sapevo che fosse un serial killer, un pluriomicida evaso. Una volta arrivati (a Genova ndr.) mi ha avvertito che aveva cambiato idea, che aveva fatto troppo carcere nella sua vita, che non sarebbe più andato a Marassi. Poi mi ha detto che appena raggiunta una zona appartata sarei dovuto andare via lasciandogli la macchina. Mi ha detto anche che non dovevo chiamare la polizia subito, così avrebbe avuto il tempo di fuggire, di allontanarsi e di non essere più preso».

Il magistrato titolare delle indagini sulla fuga del pluriomicida è il pm Alberto Landolfi, che definisce Gagliano «un soggetto altamente pericoloso». Landolfi è stato per molti anni in servizio a Savona e ricorda molto bene Gagliano. «Fu protagonista anche di una serie di rapine - sottolinea il pm -. Ricordo quella ad un ufficio postale. Quando venne arrestato, al momento dell'interrogatorio, cominciò, in uno scatto d'ira, a prendere a testate i mobili dell'ufficio».

Il permesso premio sarebbe stato concesso a Bartolomeo Gagliano anche perché pochi mesi fa, a quanto risulta, l'uomo si sarebbe reso protagonista di un episodio di autolesionismo: si era tagliato con una lametta la vena del braccio e aveva rischiato di morire dissanguato. Il gesto sarebbe da collegare alla concessione dei permessi e sarebbe avvenuto a seguito delle sue richieste di interloquire con i vertici del carcere per ottenerli.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri. «Si tratta di un episodio gravissimo che richiede un accertamento molto rigoroso. Faremo chiarezza e individueremo eventuali responsabilità».

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