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La palazzina occupata, ex sede di Magistero

La palazzina occupata, ex sede di Magistero

Sfratto Buridda, corteo in via Balbi e lettera di protesta

Dopo la manifestazione di ieri con una parata "medievale", la pubblicazione di un comunicato in cui si contesta la vendita della palazzina dell'ex Magistero in corso Montegrappa

Il 21 settembre scadrà il bando redatto dall'università di Genova per la vendita dell'edificio dell'ex Magistero. La struttura di corso Montegrappa è occupata dai giovani del laboratorio sociale Buridda: dopo lo sfratto dalla "storica" sede di via Bertani, si profila un nuovo sgombero. «A questa pagliacciata abbiamo risposto con una parata dal sapore medievale - scrivono sulla loro pagina facebook - mettendo a valore creatività e idee come offerta all'asta per denunciare ironicamente l'oscurantismo istituzionale che come sempre si allinea alle logiche del profitto. Dopo 10 anni di totale abbandono lo spazio ha ripreso vita grazie al Laboratorio Buridda che da oltre due anni lo tiene vivo e pulsante». 

I ragazzi ieri si sono presentati in via Balbi, sede dell'Ateneo genovese, con abiti in stile Medioevo, con tanto di forziere di finti dobloni d'oro, giocolieri e menestrelli. Poi hanno consegnato un'offerta simbolica sotto il Rettorato.

«Non capiamo il perché di un accanimento così ostinato nei confronti di una socialità libera da ragioni economiche che chiude gli occhi di fronte alle speculazioni inquinate dalla mafia che hanno dilaniato la nostra città - si legge nel comunicato del Buridda - Non capiamo perchè tanta solerzia nei confronti di chi pratica ogni giorno la sperimentazione dei saperi, fatta di condivisione e partecipazione orizzontale, mentre si vuole in tutta fretta svendere l'immobile ad una setta oscurantista legata a credenze di stampo medievale. Non capiamo dove sia, in questo mondo sconclusionato, la legalità quando di fronte ci troviamo politici e istituzioni che ,vestiti da poliziotti, invocano la pulizia etnica delle città; non lo capiamo quando vediamo le deportazioni e gli abusi nei nuovi lager, costruiti per chi scappa dalla guerra globale permanente. 

Non lo capiamo ogni volta che passiamo per via Bertani. Di fronte a questo scempio stiamo costruendo un'alternativa basata su principi di antisessismo antifascismo e antirazzismo valorizzando il recupero e non la distruzione per la ricostruzione fine a stessa. Mettiamo in pratica quotidianamente politiche di inclusione e contro lo spreco di risorse per dimostrare nei fatti che insieme tutto si può fare. 

Ci sentiamo particolarmente colpiti da un'istituzione come quella universitaria, che nei fatti ha ormai abdicato alle ragioni del profitto in ogni sua forma e, come le altre istituzioni "pubbliche", si comporta da sportello di riscossione crediti del capitalismo rimanendo legata a logiche di quadratura dei conti. Siamo pronti, oggi come ieri, a lottare per esistere. Siamo pronti a difendere ciò che abbiamo costruito per riprenderci ciò che ci spetta, perchè quello che abbiamo è solo una piccola parte di ciò di cui abbiamo bisogno».

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