Autostrade, mancati interventi per 204 milioni di euro: indaga l'anticorruzione

Dei 280 milioni di euro previsti dal Piano Economico Finanziario (Pef), ne sono stati spesi solo 76 (il 27,11% del totale)

Nella triste vicenda di ponte Morandi entra anche Anac, Autorità nazionale anticorruzione. Oggi sulle pagine del quotidiano La Stampa è apparsa un'intervista a Raffaele Cantone, presidente di Anac, il quale ha dichiarato: «Il sistema Paese è inadeguato: nessuno controlla e ci si affida al fato, salvo scatenarsi, dopo una tragedia, in un'inammissibile fuga dalle responsabilità. È sconvolgente».

Ma non finisce qui. Anac ha aperto un'istruttoria su Autostrade. L'intento è quello di capire i motivi dei mancati interventi sulla rete autostradale genovese (A10 Genova-Savona, A7 Genova-Serravalle e A12 Genova-Sestri Levante) come riporta l'ultima relazione pubblicata sul sito del Mit sulla "Attività sul settore autostradale in concessione" del 2016 (pagina 127).

Dei 280 milioni di euro previsti dal Piano Economico Finanziario (Pef), ne sono stati spesi solo 76 (il 27,11% del totale). Che fine hanno fatto gli altri 204 milioni, ovvero il restante 72,89%?

La replica di Autostrade

La società precisa che la mancata attuazione del 72,89% degli interventi previsti nel Pef si riferisce a investimenti per il potenziamento della rete genovese (Gronda e nodo San Benigno) e non riguarda in alcun modo le attività di manutenzione. Il dato non deriva da scelte compiute dalla società, ma è l'effetto dei notevoli ritardi da parte delle istituzioni competenti nell'approvazione del progetto della Gronda di Genova e del ritardo con cui sono state rese disponibili alla società le aree del Lotto 2 di San Benigno (il potenziamento dell'accesso all'area portuale di Genova). In particolare, il progetto definitivo della Gronda di Genova è stato approvato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti solo nel settembre del 2017: da ciò deriva l'attuale previsione di inizio lavori nel febbraio del 2019. Ma le previsioni di investimento citate nella nota di Anac si basano su quanto era previsto nel Piano Economico Finanziario del 2013, in cui si assumeva che l'autorizzazione fosse concessa nel novembre 2015 e l'avvio dei lavori avvenisse nel febbraio del 2017. Lo slittamento di circa due anni e la conseguente minor spesa per investimento sono state causate dal tempo - superiore al previsto - impiegato sia per la conclusione dell'intesa Stato-Regione che per l'approvazione del progetto definitivo da parte del ministero competente. Per quanto riguarda invece il nodo di San Benigno si sono verificati ritardi nella messa a disposizione della Società delle aree interessate dai lavori a causa dell'interferenza con impianti e reti tecnologiche di altri gestori. Autostrade per l'Italia collaborerà in modo tempestivo e puntuale con l'Autorità Nazionale Anticorruzione per fornire tutte le informazioni necessarie a ottenere il pieno e tempestivo adempimento degli obblighi di Concessione anche per i piani manutentivi.

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