Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Arresti Autostrade, le frasi choc: «Quaranta morti là, quarantatrè qua, siamo tutti sulla stessa barca»

In un’intercettazione della Guardia di finanza parlano Michele Donferri Mitelli, ex responsabile manutenzioni, e Paolo Berti, ex direttore centrale operativo dell’azienda, condannato per la strage di Acqualonga. Cui viene detto di tutelare Castellucci

«Che tu sia stanco non è che gli puoi dì… imputà a lui che ci sono stati quaranta morti de là e quarantatré de qua… stiamo tutti sulla stessa barca». I quaranta morti sono quelli della strage del bus sulla A16 del 2013, i quarantatré sono quelli della strage del ponte Morandi, avvenuta 5 anni dopo. “Lui” è Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, in carica nel periodo del crollo del ponte Morandi.

Barriere anti-rumore «attaccate col Vinavil», le intercettazioni choc. Il gip: «Condotta di Aspi spregiudicata»

A parlare invece, nelle intercettazioni choc acquisite dalla procura di Genova nell’inchiesta sulle barriere fonoassorbenti irregolari installate su 30 km del nodo autostradale ligure, è Michele Donferri Mitelli, ex responsabile della Direzione Maintenance e Investimenti Esercizio di Aspi. Donferri aveva il compito di controllare e coordinare le attività di progettazione e la realizzazione degli interventi di manutenzione sulla rete, ed è uno dei tre manager per cui sono scattati gli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta nata da una costola di quella sul crollo del ponte Morandi.

Il gip: «Castellucci una personalità spregiudicata»

Donferri, nelle intercettazioni, parla con Paolo Berti, ex responsabile della Direzione Centrale Operations di Aspi, condannato nel processo sulla strage di Acqualonga, l’incidente avvenuto il 18 luglio 2013 su un viadotto dell’autostrada A16 in cui persero la vita 40 persone. E tenta di calmarlo, sentendolo arrabbiato per la condanna, rassicurandolo che «ti vuole rasserenare, vuole (….) che ti aiuterà per tutta la vita, ti vuole dire questo messaggio».

È il gennaio del 2019, e nella telefonata tra Donferri e Berti si parla proprio della condanna di quest’ultimo. Donferri sposta il discorso su Giovanni Castellucci, consigliandogli di «rivendica tutto quello che devi rivendica». Nella telefonata, dice il gip, «si comprende che Berti nell’ambito di quel procedimento non ha riferito la verità per difendere la “linea aziendale”, condotta che ha contribuito all’assoluzione di Castellucci (anche lui indagato nel procedimento in corso al tribunale di Avellino e assolto, ndr) e che quest’ultimo - evidentemente interessato al fatto che Berti mantenga tale impostazione e non cambi linea difensiva nei successivi gradi di giudizio - ha incaricato Donferri di tenerlo tranquillo e rassicurarlo sul su futuro aiuto».

Per il gip infatti, l’arresto di Castellucci, che non ricopre oggi un ruolo apicale in Aspi, è legato non solo alla sua conoscenza della situazione di problematicità delle barriere e al suo avvallo alla gestione del problema, ma anche perché «sussiste il pericolo attuale e concreto di inquinamento probatorio e di reiterazione di reati delle stessa specie di quelli per cui si procede». Una «personalità spregiudicata», dice il gip, e «incurante del rispetto delle regole, ispirata a una logica strettamente commerciale e personalistica a scapito della sicurezza collettiva».

Poco dopo Berti parla con la moglie, e continua a sfogarsi: «Siccome le memorie difensive … diciamo .. abbiamo dovuto difendere la linea la linea la linea la linea, alla fine qualcuno ci è andato di mezzo capito? Quelli piccoli per un modo, quelli alti per un modo. E siamo rimasti in mezzo. capito? Ma questa è la vita, capito?».

Lo sfogo del dirigente condannato per la strade di Acqualonga: «Se dicevo la verità così l'ammazzavo»

Poi di nuovo, in un’escalation di tensione, un'altra telefonata con Donferri in cui - come si legge dall’ordinanza - Berti ribadisce di essere molto alterato per l’esito del processo e si sfoga ancora: «Ma guarda è uno che meritava una botta di matto ma una botta di matto dove io mi alzavo la mattina andavo ad Avellino e dicevo la verità così l’ammazzavo credi era… era l’unica soddisfazione che avevo…» 

La telefonata arriva, spiega il gip, dopo un incontro tra Donferri e Castellucci. Il primo rassicura, tenta di calmare l'altro:«Mò indubbiamente, questo cosa qua non è che. .. tu non pensare che, se coinvolgevi pure lui, a te non te li davano…è questo il tema». E quando Berti evidenzia il credito con Castellucci, Donferri media ancora: «Questo glielo devi far pesare, come l’ho fatto pesare io oggi. Ora, io sto dicendo tu .. il tuo obiettivo è salvaguardare il rapporto con lui, è l’unica speranza che hai, da qui al futuro, perché ti darà tutto, tutto nel senso di condividere la strategia, condividere le cose, almeno quello poi, state insieme per l’altro processo. State insieme per l’altro processo (quello del ponte Morandi, ndr)».

L’inchiesta sulle barriere fono assorbenti ha portato a tre ordinanze di custodia cautelare per Castellucci, Donferri e Berti, e a tre misure interdittive emesse per Stefano Marigliani,  già direttore del primo tronco di Autostrade, quello di Genova, al momento del crollo del Ponte Morandi e ora trasferito a dirigere il tronco di Milano; Paolo Strazzullo, oggi a Roma, progettista dell’intervento di rinforzo degli stralli del Morandi che poi non si fecero; e Massimo Meliani, dirigente di Spea, la controllata cui Autostrade aveva affidato le manutenzione.

I parenti delle vittime del Morandi: «È una giornata in cui iniziano a riscaldarsi i cuori»

Sulla svolta nell’inchiesta è intervenuto il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi a voce della presidente Egle Possetti, sorella di Claudia, morta nella tragedia del 2018 con il marito Andrea e i figli Manuele e Camilla: «È una giornata estremamente importante, una giornata nella quale, per noi parenti in attesa di luce da ormai 27 mesi, iniziano a riscaldarsi i cuori - dice Possetti - Questa giornata conferma la nostra totale mancanza di fiducia in questa società che speriamo possa essere condivisa a furor di popolo».

«Come abbiamo sempre affermato, siamo fiduciosi negli inquirenti e nella magistratura che stanno lavorando con tenacia sulla vicenda dal primo giorno e queste misure confermano la gravità dei fatti in inchiesta - prosegue Possetti -

Questo importante tassello impone anche delle riflessioni sulla vicenda della concessione che ci provoca angoscia, dalla quale occorre ripartire con forza per ridare fiducia ai cittadini. Non possiamo permettere che questa società esca a testa alta e tasche piene dalla trattativa, l’unica via sarebbe solo il loro capo chino ed a toni lievi sentir dire “obbedisco”».

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