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Televendite "truffa", crolla l'impero dei gioielli D'Anna

Un'indagine durata tre anni svela le truffe, e il colossale giro d'affari che ne è derivato, portate avanti da Giuseppe Maria D'Anna, dal figlio Ruben e dalla figliastra Joanna Golabek in oltre trent'anni di attività

E' stato arrestato in mattinata Giuseppe Maria D'anna, re genovese delle televendite di gioielli, un fermo arrivato al termine di un'indagine durata tre anni che, partendo da un singolo fascicolo, è riuscito a far crollare un impero costruito in oltre trent’anni di attività. Insieme con D'Anna, detenuto ai domicliari, in manette sono finiti anche il figlio 36enne Ruben e la figliastra Joanna Golabek, 46 anni, seguitissima “valletta” delle promozioni televisive, ma anche la fidanzata di D’Anna Jr, la quarantenne Emanuela Botto, anche lei molto nota per le sue apparizioni sul piccolo schermo, e il marito della Golabek, Nicola Roberto Peragine (anche lui ai domiciliari).

Nel registro degli indagati sono stati iscritti inoltre i nomi di altre 18 persone, tutte coinvolte nel giro d’affari messo in piedi dai D’Anna, tra cui Armando Salati, notaio di fiducia della famiglia, accusato di falso in atto pubblico, su cui pende un’ordinanza di interdizione a esercitare la professione per almeno sei mesi. Per lui l'accusa è di avere apposto la firma su atti costitutivi di società sotto prestanome, finalizzate a riciclare il denaro proveniente dalle vendite.

Le accuse sono, a vario titolo, associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa contrattuale, frode in commercio aggravata, ricettazione, riciclaggio e reimpiego di denaro e beni di provenienza illecita, oltre che trasferimento fraduolento di valori. Ciò su cui si sono concentrati i carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria è il meccanismo, tanto semplice quanto efficace, messo in piedi dai D’Anna in anni di attività: la vendita di gioielli le cui caratteristiche, e dunque il valore, non corrispondevano a quanto dichiarato non soltanto al momento della promozione televisiva, ma anche sui certificati che spesso venivano compilati a mano dai corrieri incaricati di consegnarli. In estrema sintesi, le gemme non avevano il grado di purezza cui avrebbe dovuto corrispondere il prezzo d’acquisto pagato dagli acquirenti, una vera e propria truffa che ha fruttato ai D’Anna milioni di euro in profitti. Soldi investiti non soltanto per mantenere un altissimo tenore di vita tra auto e beni di lusso, ville in Sardegna e appartamenti in Svizzera e in Francia, ma anche versati su conti esteri, e spesso riciclati nei vari “compra-oro” di proprietà della famiglia disseminati in tutto il capoluogo ligure.

VIDEO | Striscia la Notizia "incastra" D'Anna

L’impero dei D’Anna, infatti, conta su due gioiellerie in centro città, una in piazza Tommaseo e una in corso Buenos Aires, e di quattro compra-oro in via Galata, via Jori, via Pastorino e piazza Vittorio Veneto, oltre alle frequenze televisive con cui trasmettevano le loro televendite in tutta Italia su Sky e sul digitale terrestre, e gli studi di Milano, a Settimo Milanese, dove si erano spostati dopo i primi controlli da parte delle forze dell’ordine.

L’inchiesta dei carabinieri della sezione Giudiziaria del colonnello Maurizio Panzironi, coordinati dal pubblico ministero Emilio Gatti, è stata costruita mattone su mattone, con pazienza, mettendo insieme decine di denunce presentate in altrettante città italiane, tutte persone che si sono viste recapitare a casa gioielli il cui valore non corrispondeva al prezzo di acquisto. La prima perizia con cui gli investigatori lo hanno accertato è arrivata grazie all’intuizione del pubblico ministero: risalendo attraverso le intercettazioni all’identità di una fedelissima cliente dei D’Anna, gli investigatori sono riusciti a mettere le mani su gioielli acquistati anche diversi anni fa, accertando la truffa contrattuale.

A oggi sono 120 i gioielli sequestrati e analizzati, e in quasi tutti i casi il disvalore (la differenza tra il valore effettivo della pietra o del monile e del prezzo pagato) non è mai stato inferiore al 50%. In alcuni casi si è arrivati anche a toccare il 90%. Un giro d'affari che neppure una prima inchiesta su D'Anna Senior condotta dalla Guardia di Finanza nel 2002, che verteva su una sospettata evasione fiscale, è riuscito a smantellare.

La linea di indagine e le prove accumulate dagli inquirenti in tre anni hanno però alla fine convinto il gip Ferdinando Baldini a firmare gli ordini di custodia cautelare, eseguiti alle prime ore di questa mattina tra il capoluogo ligure e Milano da un centinaio di carabinieri, tra cui quelli del nucleo Provinciale di Genova, coordinati dal colonnello Alberto Tersigni, che hanno arrestato D’Anna Senior nel suo appartamento genovese di Albaro, così come la Golabek, la Botta e Peragine. L’unico intercettato a Milano è stato Ruben D’Anna.

Nell’ambito della stessa operazione sono stati passati al setaccio gli studi televisivi milanesi - cui sono stati apposti i sigilli - e gli appartamenti degli arrestati, e sequestrati in via preventiva beni, mobili e immobili, per un valore di circa 11 milioni di euro: contanti, assegni, auto di lusso, Audi e Bmw, ma anche moto, barche, la stessa società di D’Anna, “La tv dei gioielli”, 16 appartamenti in tutta Genova, una villa ad Aglientu, in Sardegna, e due appartamenti, uno nei pressi di Montecarlo e uno in Francia. 

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