Gioielliera aggredita e rapinata al casello, prosegue la caccia ai banditi

Il colpo messo a segno da un "commando" la sera del 5 gennaio ad Arenzano, vittima una donna che aveva con sé una valigetta contenente oltre 100mila euro di preziosi

Continuano le indagini sulla rapina messa a segno la sera del 5 gennaio al casello autostradale di Arenzano, vittima una rappresentante di gioielli minacciata con una pistola e derubata del campionario che aveva con sé, preziosi per un valore totale di oltre 100mila euro.

Delle indagini si occupa la polizia Stradale, la prima a intervenire sul posto su richiesta della stessa vittima, una donna di 55 anni dipendente di una società che si occupa di televendite di gioielli. Stando al suo racconto, sarebbe stata aggredita e rapinata in maniera metodica e organizzata da una sorta di “commando” che l’avrebbe seguita in auto, bloccata, minacciata con l’arma e scaraventata sull’asfalto. 

A sorprendere la donna mentre era ferma al casello di Arenzano sarebbero stati due uomini con il volto coperto, mentre altri due complici sarebbero rimasti sull’auto che, stando a quanto raccontato dalla vittima, l’avrebbe seguita da Genova sino ad Arenzano. I due aggressori avrebbero approfittato della coda in uscita al casello per raggiungere l’auto, spalancare la portiera e cogliere di sorpresa la donna, che è stata afferrata e scaraventata a terra. I banditi sono quindi saliti a bordo della sua macchina, hanno fatto inversione e si sono nuovamente diretti verso l’autostrada seguiti dai complici. Meno di un chilometro dopo hanno quindi abbandonato la vettura rubata, sono saliti col bottino a bordo di quella con cui erano arrivati e sono fuggiti.

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La donna, dopo avere chiamato il 112, è stata portata sotto choc all’ospedale di Voltri e medicata per le lievi ferite riportate. Le indagini sono partite immediatamente, con l’acquisizione dei filmati delle videocamere e la raccolta delle testimonianze sia della vittima sia di alcuni testimoni che hanno assistito al blitz. E si scava anche nella vita lavorativa e personale della donna, perché pare impossibile che il colpo non sia stato studiato sin nei minimi dettagli: chi lo ha compiuto, ne sono convinti gli investigatori, sapeva che la donna avrebbe seguito quel percorso in quegli orari e che aveva con sé un campionario di alto valore composto da gioielli e orologi.

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