Arcelor Mittal, slitta la sentenza sul ricorso contro la rescissione dal contratto

Bisognerà attendere ancora qualche settimana per conoscere il futuro dell'ex Ilva. I legali delle parti hanno chiesto e ottenuto dal giudice di avere tempo fino al 6 marzo per trovare un accordo

È stata rinviata al prossimo 6 marzo l'udienza sul caso Arcelor Mittal ex Ilva. Lo ha deciso il giudice Claudio Marangoni dopo la richiesta dei legali delle parti nel procedimento sull'ipotesi di rescissione dal contratto da parte del gruppo franco-indiano.

Lo slittamento è stato chiesto nell'ottica di tentare di raggiungere un accordo entro il mese di febbraio. Arcelor Mittal intende restare a Taranto, secondo quanto hanno dichiarato i suoi legali al termine dell'udienza in Tribunale Milano sul ricorso d'urgenza. Ma resta da trovare un accordo sul numero degli esuberi: il piano industriale dell'azienda prevede tremila uscite.

«È urgente che il ministero dello Sviluppo Economico convochi il tavolo con le organizzazioni sindacali per conoscere l'effettivo stato della trattativa, gli assetti proprietari e le prospettive tecnologiche e industriali. Non intendiamo delegare al nostro ruolo ed alla nostra funzione di rappresentanza, né siamo disponibili a gestire gli effetti di possibili accordi che mettano in discussione gli impegni e i vincoli occupazionali già definiti nell'accordo del 2018. Se il tavolo non sarà convocato nelle prossime ore, sarà necessario ricorrere alla mobilitazione generale del gruppo». Ad dirlo in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile della siderurgia.

«Con la decisione del Tribunale di Milano di rinviare al 6 marzo l'udienza per il ricorso dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria contro Arcelor Mittal - prosegue la nota - si apre un'ulteriore fase di incertezza e di preoccupazione sulle prospettive del gruppo in Italia. Incertezza e preoccupazione che l'indiscrezione giornalistica secondo cui sarebbe stata fissata anche la data per un possibile disimpegno di Arcelor Mittal tra il 1 e il 30 di novembre 2020 con una penale di mezzo miliardo di euro non può che rafforzare. Non si conoscono i dettagli dell'ipotesi di accordo che ha portato al rinvio, ma è davvero complicato pensare ad una trattativa seria, se si parte dal fissare le condizioni con cui il principale contraente potrebbe svincolarsi».

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«E mentre si tratta e si rinvia - conclude la nota della Fiom - ieri la multinazionale ha presentato i conti: perdite per 2,5 miliardi di euro, ma il debito più basso di sempre. La borsa di Parigi ha così festeggiato con il rialzo del titolo del 10,4% e Arcelor Mittal ha staccato un dividendo di 30 centesimi per azione, contro i 20 centesimi attesi. Gli azionisti festeggiano, i lavoratori pagano. Ci sono 2.331 lavoratori in cassa integrazione straordinaria (1.978 negli stabilimenti ex Ilva, 341 in Sanac e 12 in Taranto Energia) e ci sono 1.273 in cassa integrazione ordinaria a Taranto che è prorogata da giugno 2019».

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