Ex Ilva, azienda nega assemblea e scatta un nuovo sciopero

«Se non si dà lavoro a tutti, ci riprendiamo le aree e costruiamo attività per la città che sono in grado di darci tantissimi posti di lavoro», la dura reazione del sindaco Marco Bucci all'atteggiamento dei vertici di Arcelor Mittal

Secondo giorno di sciopero per i lavoratori ex Ilva. La decisione presa dalle Rsu dello stabilimento nella tarda serata di ieri intende replicare alla scelta di Arcelor Mittal di non concedere per oggi un'assemblea ai lavoratori relativa all'informativa circa l'incontro del 18 maggio scorso sulla cassa integrazione Covid 19. In mattinata lo stabilimento Arcelor Mittal di Novi Ligure ha bloccato i varchi per la merce in uscita e Genova potrebbe farlo da domani. Nel frattempo è stato anche presentato un esposto in Procura contro l'utilizzo della cassa integrazione covid.

«Permane lo stato di agitazione dopo lo svolgimento dell'assemblea in sciopero fuori dallo stabilimento, molto partecipata dai lavoratori di ArcelorMittal di Genova - scrive in una nota Alessandro Vella, segretario generale Fim Cisl Liguria -. Dopo la chiusura da parte dell’azienda alla mediazione proposta dai sindacati nell’incontro di ieri in Prefettura e ancora più chiaro il messaggio, ArcelorMittal vuole usare la pandemia per disimpegnarsi smembrando la siderurgia in Italia, non lo permetteremo. La siderurgia, lo diciamo anche al governo, è la spina dorsale della nostra industria, non permetteremo che la crisi sanitaria diventi una crisi sociale perché qualcuno non si assume le proprie re responsabilità e non rispetta gli impegni sottoscritti. Oggi anche a Novi Ligure ci sono iniziative di mobilitazione e venerdì a Taranto. Chiediamo una convocazione urgente ai ministri Patuanelli e Catalfo per capire una volta per tutte con l’azienda quale sia il vero piano industriale. Se qualcuno pensa di far pagare il prezzo di ritardati, inefficienze e mancati rispetto degli accordi ai lavoratori si sbaglia di grosso. E Genova è pronta ancora una volta a fare la propria parte, ma questa volta non si scherza la crisi morde», conclude Vella.

«Premesso che noi vogliamo l'acciaio e la fabbrica di Cornigliano è importante, sa lavorare bene e fa profitto e quindi vogliamo mantenerla, non possiamo permetterci che 1,1 milioni di metri quadrati diano lavoro neanche a mille persone. Non è accettabile». Così il sindaco di Genova, Marco Bucci, a margine della conferenza stampa in Regione Liguria sull'emergenza coronavirus. «Parteciperemo a tutti i tavoli ma, se non si dà lavoro a tutti, ci riprendiamo le aree e costruiamo attività per la città che sono in grado di darci tantissimi posti di lavoro - avverte il Primo cittadino - spero che nei prossimi giorni si possa parlare con il top management e trovare una soluzione».

«Il confronto con i rappresentanti di Arcelor Mittal mi ha lasciato molto perplesso - ha detto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti -. Non c'erano l'amministratore delegato né l'azionista, ma mi è sembrato un atteggiamento poco coerente con il momento storico che il Paese sta vivendo. Al di là del caso di specie delle ore di cassa integrazione, mi preoccupa non sapere la prospettiva di quello stabilimento, della siderurgia in Italia, non conoscere gli eventuali accordi sottesi tra i dialoghi del ministro Patuanelli e ArcelorMittal», aggiunge il governatore.

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Toti sottolinea che «per Genova quello stabilimento rappresenta un pezzo di storia e, ci auguriamo, di futuro ma insiste su un'area strategica per la città e che dà lavoro a poche persone. Se Mittal ha intenzione di crescere, siamo pronti a dare una mano, ma se gli atteggiamenti sono questi, anche noi cambieremo i nostri».

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