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'Ndrangheta nel Tigullio, assolto in appello Antonio Rodà

Ribaltata la sentenza di primo grado con cui il presunto boss coinvolto nell'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel Comune di Lavagna era stato condannato a 14 anni e 8 mesi di carcere

Assolto in appello Antonio Rodà, il presunto boss finito in carcere lo scorso nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel Comune di Lavagna.

I giudici della Corte d’Appello, pur confermando la condanna a 4 anni e 4 mesi di carcere per spaccio di droga, hanno ribaltato la sentenza di primo grado con cui Rodà, 38 anni, era stato condannato (con rito abbreviato) a 14 anni e 8 mesi di carcere complessivi per le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso e spaccio di sostanze stupefacenti 

Rodà era stato arrestato insieme con altre 22 persone al termine di un’inchiesta che aveva fatto tremare le fondamenta del Comune di Lavagna: nel  2016 gli agenti della Squadra Mobile di Genova e della Sco, coordinati dall’allora sostituto procuratore Alberto Lari, avevano arrestato l’allora sindaco, Giuseppe Sanguineti, l'ex parlamentare Gabriella Mondello, e i presunti boss del clan Casile-Rodà di Condofuri, in Calabria, e cioè Paolo, Antonio e Francesco Nucera e Francesco Antonio e Antonio Rodà.

Quest’ultimo aveva chiesto di essere processato con rito abbreviato, mentre per gli altri 22 indagati il processo era iniziato con rito ordinario a settembre.

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