Cronaca

Centro Anidra: «Roberta libera di autodeterminarsi e indipendente nelle proprie scelte»

Nel giorno del compleanno della donna, morta dopo la rimozione di un neo presso la struttura, il centro affida un suo ricordo a un post sui social

Sabato 24 aprile, nel giorno del suo compleanno, il centro Anidra di Borzonasca ha pubblicato sui social un post, con cui ha voluto ricordare la donna, scomparsa dopo la rimozione di un neo, avvenuta presso il centro, che ha portato all'arresto da parte dei carabinieri del fondatore e titolare del centro e di un medico di Brescia con l'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale.

«Oggi Roberta Repetto - si legge nel post -, per gli amici Bobby, avrebbe compiuto 41 anni. Proprio nel giorno del suo compleanno vogliamo smentire con forza la narrazione che vorrebbe Roberta una persona fragile, manipolata e incapace di fare delle scelte proprie. Non è vero. Roberta era perfettamente capace di intendere e di volere, Roberta era una donna libera di autodeterminarsi e indipendente nelle proprie scelte. Raccontare o credere il contrario non onora la sua memoria e combatteremo con tutte le nostre forze affinché nessuno tocchi Roberta».

«Il suo curriculum vitae - prosegue il post - è ricco di competenze, professionalità e capacità, le sue doti umane immense. Chiunque abbia conosciuto Roberta può confermare quanto affermiamo e chi non ha avuto la fortuna di conoscerla non creda alla storiella della squilibrata vittima di manipolatori. La ricerca della verità è molto più complessa della facile indignazione».

«Nessuno di noi operatori del Centro Anidra - si legge ancora - era a conoscenza della sua malattia. Lo abbiamo scoperto solo a due settimane dalla morte ed è stata lei stessa a comunicarcelo. Come avremmo potuto curare con tisane e meditazione una malattia che neanche sapevamo esistesse?».

«Quando Roberta ci manifestava il suo malessere - prosegue il post - ognuno di noi, nessuno escluso, le ha consigliato più volte di fare degli accertamenti. Non averli fatti non può essere imputato né a lei né a noi. Se a quarant'anni vi venisse un mal di schiena pensereste davvero che si tratti di una malattia terminale? La risposta è no e per questo continuereste a fare la vostra vita».

«Così come ha fatto Roberta e nessuno può farle una colpa per questo né tanto meno trovare dei capri espiatori per trovare un senso a una cosa così ingiusta: la morte di una giovane donna. #nessunotocchiroberta», conclude il post.

Nei giorni scorsi, interrogato dai magistrati, il fondatore del centro Anidra, accusato di omicidio volontario per la morte di Roberta, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nel registro degli indagati è scritto anche il nome della sua compagna, una psicologa accusata di violenza sessuale e circonvenzione di incapace. L'inchiesta infatti punta a fare luce anche sulle pratiche organizzate all'interno della struttura di Borzonasca e sul fortissimo ascendente che il fondatore avrebbe avuto sulle 'adepte', con richieste anche di natura sessuale e una dominazione praticamente totale.

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