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Andrea Vaccaro, da Ansaldo ad Hyperloop per creare i trasporti del futuro

Genovese, poco più che trentenne, laureato in Ingegneria elettronica all'università del capoluogo ligure, oggi è capo progetto nella start-up che ha conquistato anche Elon Musk: l'intervista

Comunicare con Andrea Vaccaro, genovese poco più che trentenne laureato in Ingegneria elettronica all’università del capoluogo ligure, in questi giorni è una missione quasi impossible.Una definizione che, osservando quello cui sta lavorando, viene spogliata di gran parte del suo significato, per quanto retorico: nel suo ruolo di “Director of Safety Engineering” alla Hyperloop One, la start-up californiana che ha come obiettivo rivoluzionare la mobilità del futuro e che lavora a stretto contatto con Elon Musk, geniale fondatore di Tesla, Vaccaro è attualmente a Dubai, impegnato a lavorare dalle 12 alle 16 ore al giorno per mettere a punto il primo treno in grado di percorrere i 1.200 km che separano proprio Dubai da Riyadh in meno di 48 minuti.

Un progetto ambizioso su cui gli Emirati Arabi puntano moltissimo, non soltanto per modificare radicalmente il traffico e renderlo più scorrevole - l’infrastruttura prevede fermate in tutte le principali città, oltre a una linea più piccola urbana su cui viaggiano auto elettriche a guida autonoma, sorta di “navicelle” che possono essere anche caricate sul treno per coprire le distanze più lunghe - ma anche per dare un taglio all’inquinamento. E su cui anche Hyperloop One, fondata nel 2014 da Shervin Pishevar e Josh Giegel, sta investendo gran parte delle energie, insieme con il progetto SpaceX (per capirci, quello con cui Elon Musk vuole portarci su Marte), per arrivare a “connettere il mondo intero” attraverso il sistema di tubi sopraelevati ad alta velocità.

Tra i dipendenti di un’azienda che oggi conta su 200 collaboratori, uno solo è italiano, e arriva da Genova: Vaccaro è uno dei “cervelli in fuga” dall’Italia, ma la sua esperienza lavorativa è partita proprio dall’ateneo del capoluogo ligure, come ci ha raccontato lui stesso: «Ho studiato Ingegneria elettronica, la triennale più la specialistica, e nel 2007, verso la fine, ho avuto l'occasione di andare a fare la tesi in California, al Lawrence Berkeley National Laboratory: all'inizio doveva essere un periodo di 3 mesi, ma alla fine sono diventati 9, e io non me ne volevo andare. Tra l’altro mi pagavano, una cosa inconcepibile in Italia».

Ultimata la tesi nella prestigiosa università di Berkeley, Andrea è tornato in Italia, si è laureato e dopo due settimane ha ricevuto un’offerta dall’ateneo americano per ricoprire l’incarico di ricercatore. Così è iniziata la prima parte dell’avventura: tre anni in cui si è occupato di sistemi di controllo per acceleratori di particelle, una specializzazione che ha attirato l’attenzione di Ansaldo STS, che l’ha richiamato in Italia: «In Ansaldo ho iniziato come project engineer sul progetto della metropolitana senza guidatore a Milano - prosegue Vaccaro - Dopo poco più di un anno, Ansaldo ha vinto l'appalto per la metropolitana senza guidatore a Honolulu, alle Hawaii, e io senza pensarci due volte ho dato la mia disponibilità a trasferirmi e lavorare sul progetto. Chi non vorrebbe andare a lavorare alle Hawaii? Anche se quando ho ricevuto la chiamata, ho dovuto spiegarlo ad Anna, la mia fidanzata di allora, oggi mia moglie: sono arrivato a Honolulu nel gennaio del 2012, 6 mesi dopo ci siamo sposati».

Nel febbraio 2015, la grande occasione: Vaccaro nota l’annuncio con cui Hyperloop One, allora start-up neonata, cerca collaboratori specializzati per iniziare un nuovo progetto di trasporti ad alta velocità, invia la propria candidatura all’amministratore delegato e riceve una convocazione per un colloquio nei loro uffici, «poco più di un garage all’epoca», per marzo 2015. L’esito è positivo, ma c’è un problema: «Ero al settimo cielo, mi hanno offerto un lavoro, ma trovo davanti a me l'ostacolo quasi insormontabile dei visti necessari per lavorare negli Stati Uniti. Il visto che avevo allora mi permetteva di lavorare solo con Ansaldo, e in nessun modo potevo cambiarlo con un visto che mi permettesse di lavorare con Hyperloop. Non avendo il visto, non potevo accettare l'offerta di lavoro dei miei sogni».

A fare la differenza è un po’ il fato, un po’ lo “zampino” della moglie: «A maggio 2015 succede l'impensabile: Anna vince alla “Green Card Lottery”, per cui avevamo fatto richiesta entrambi nei precedenti quattro anni. Con la Green Card tutto è diventato più semplice, avrei potuto accettare qualsiasi offerta di lavoro, perché in quanto marito avevo diritto alla Green Card anche se non l’avevo ”vinta" direttamente io - racconta entusiasta - Dalla notifica di vincita a quando l’abbiamo ottenuta è passato quasi un anno, e a marzo 2016 mi sono rifatto sentire da Hyperloop, ho fatto un altro giro di colloqui e ricevuto un'altra offerta, che questa volta ho potuto accettare».

Il passo successivo è stato il trasferimento a Los Angeles, e lo scorso aprile è iniziata l’avventura ad Hyperloop, dove Vaccaro coordina il gruppo che si occupa dei sistemi di sicurezza e certificazione. Un lavoro da cui si prepara a staccare, almeno per un po’, in vista delle vacanze di Natale, che lo riporteranno a Genova per qualche giorno. Giusto il tempo necessario per sentire  la nostalgia del sogno americano, per lui diventato realtà.

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