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Amt: licenziato perché voleva lavorare troppo, la storia di Carloni

Serafino Carloni, da 30 anni dipendente Amt, è stato licenziato per aver chiesto di lavorare di più. Ecco la sua storia, con un licenziamento che di certo farà discutere

Genova - Licenziato perché voleva lavorare troppo. Questa l'insolita storia di Serafino Carloni, dipendente dell'Amt, nonché ex sindacalista. L'uomo è stato licenziato dall'azienda per insubordinazione, toni minacciosi e offensivi nei confronti dei superiori gerarchici e spregio delle disposizioni aziendali. Ma cosa è successo? Ecco i fatti.

Serafino Carloni lavora in Amt da più di 30 anni, dal 2005 gli viene affidato un ruolo da dirigente nella rimessa di via Bobbio, poi dall'agosto 2006 viene mandato a controllare la pulizia degli autobus, ma è da dicembre 2009 che cambia davvero tutto. Carloni viene messo a controllare i diari di bordo degli autisti (documenti che ogni autista complia a inizio e fine viaggio) e da qui inizia il suo impiego "a minuti". L'ex sindacalista si lamente infatti di essere messo a fare un lavoro che termina in circa 15 minuti al giorno. Quindi, paradossalmente, di essere pagato per 8 ore e di non aver nulla da fare. Carloni inizia a chiedere all'azienda di poter fare qualcosa di più, ma non riceve mai alcuna risposta. Da qui inizia uno scambio "pepato" di mail con la dirigenza Amt, in cui, tra le altre cose, Carloni mette nero su bianco l'inefficienza, a suo dire, dell'azienda. 223 ore lavorate in un anno, pari a 8 ore al mese, o meglio, 26 minuti al giorno.

Le mail ovviamente non sono gradite dall'Amt, ma la goccia che fa traboccare il vaso si chiama cassa integrazione in deroga. Carloni infatti rifiuta la cassa integrazione alternata (firmata in un contratto nel 2012) coi colleghi e si presenta ugualmente a lavoro nonostante i richiami della dirigenza. Carloni si difende dicendo di non voler collaborare con un'azienda che lo avrebbe "lasciato marcire deliberatamente in uno stabile deserto". Richiami che si tramutano in diffida il 7 marzo 2013, prima contestazione l'11 marzo, seconda contestazione il 12 marzo, ultimo avvertimento il 19 marzo, licenziamento il 27 marzo.

Fine di un rapporto burrascoso tra un'azienda in crisi e un dipendente reo di voler lavorare di più.

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