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Rischio alluvioni, visita al cantiere che "neutralizzerà" il Bisagno

In attesa della partenza dei lavori del terzo lotto, sopralluogo nelle viscere del torrente dove da mesi fervono i lavori per la messa in sicurezza del territorio: ecco com'è la situazione

C’erano proprio tutti, in mattinata, al sopralluogo nei cantieri per la messa in sicurezza del Bisagno organizzato dal Comune a pochi giorni dall’arrivo del premier Matteo Renzi nel capoluogo ligure per l’inaugurazione del terzo lotto dei lavori, che coinvolgeranno la zona che va da via Santa Zita alla stazione di Brignole passando per Corte Lambruschi, via Tolemaide e via Canevari: in stivaloni di gomma e caschetto si sono presentati Gianni Crivello, assessore comunale ai Lavori Pubblici, Anna Maria Dagnino, collega alla Mobilità, Stefano Pinasco, l'ingegnere a capo della sezione Opere idrauliche di Tursi, e soprattutto il sindaco Marco Doria, per formare una squadra che, al fianco dei giornalisti, ha affrontato la discesa nell’alveo del torrente, ora in secca, percorrendo al buio il tunnel e sbucando in viale Brigate Partigiane, parte centrale dei lavori per il secondo lotto.

«Cantieri aperti, e non semplici progetti», li ha definiti il sindaco Doria, fondamentali per la città e finanziati interamente dal governo e dal Comune, «che ha presentato un progetto per lo scolmatore del Fereggiano approvato dal governo: 15 milioni il Comune, il resto, 25 milioni, Italia Sicura, che ha finanziato anche i lavori per il rifacimento della copertura del Bisagno», ha sottolineato il primo cittadino. Una precisazione per nulla casuale, alla luce della polemica partita all’annuncio della visita di Renzi proprio sui finanziamenti, andata in scena tra il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e il responsabile di Italia Sicura, Mauro Grassi. Somme a cui vanno ad aggiungersi i 95 milioni di euro accodati con un decreto della presidenza del Consiglio, sempre nell’ambito del programma Italia Sicura, impiegati per i lavori del terzo lotto.

VIDEO | Cantiere del Bisagno, viaggio nel sottosuolo

In attesa dell’arrivo del premier, il viaggio nelle viscere del Bisagno parte da Borgo Incrociati, «uno dei luoghi più significativi per questi lavori», come ha spiegato l’assessore Crivello, da cui si scende nell’alveo per dirigersi verso l’imbocco del tunnel che passa sotto la ferrovia, accolti da alcuni cumuli di terriccio che «non devono spaventare: sono stati fatti per consentire un regolare svolgimento dei lavori di cantiere, e che si interromperebbero nel momento in cui l’acqua invadesse l’alveo. A quel punto i cumuli scorrerebbero senza fare tappo, e verrebbero poi ripristinati per proteggere il cantiere».

A parlare è ancora una volta il sindaco Doria, mentre le specifiche tecniche sono affidate all’ingegnere Pinasco: «I lavori, che dovrebbero terminare nella primavera del 2017, prevedono la completa demolizione dell’impalcato esistente e degli ex negozi che si trovano sopra il tunnel (quelli in via Tolemaide, distrutti dall'alluvione del 2014, ndr), ma soprattutto verrà abbassata l’attuale quota dell’alveo di circa 2 metri, cosa che consentirà di raddoppiare la portata di acqua in caso di piena: da circa 450 metri cubi al secondo a 850. A sezione piena si potrà raggiungere quota 1.000 metri cubi, 1.300 con l’apporto dello scolmatore del Fereggiano».

E proprio lo scolmatore del Fereggiano è la tappa finale del tour: dopo essere riemersi alla luce del sole in viale Brigate Partigiane, dove il cantiere è già attivo e dove i lavori proseguiranno in contemporanea a quelli del terzo lotto dopo un inizio aiutato dal bel tempo e dall’assenza di piogge, si parte alla volta di corso Italia, per osservare cosa succede sotto la copertura installata sopra il tunnel e lo sbocco a mare dello scolmatore.

Qui gli scavi sono attualmente arrivati all’altezza di Forte San Martino, e dovrebbero concludersi ad agosto 2018: in totale 1.600 i metri scavati, poco meno della metà dei 3.700 di lunghezza totale, inclusi i 900 già scavati negli anni ’90. Il programma adesso prevede l’effettuazione di tre volate, e cioè tre abbattimenti di roccia con esplosivo, ogni giorno, sette giorni su sette. Ritmi serrati, finalizzati a completare l’opera complessiva nel minor tempo possibile e mettere finalmente in sicurezza la città.

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