Alluvione 2011, Marta Vincenzi condannata anche in appello

Emessa la sentenza di secondo grado sui tragici fatti del 4 novembre: confermata la condanna a 5 anni di carcere per l’ex sindaco, malore per il marito presente in aula

Resta inalterata la condanna emessa in primo grado nei confronti dell'ex sindaco Marta Vincenzi, a processo in appello per i fatti dell’alluvione 2011: i giudici della Corte d’Appello hanno confermato la condanna a 5 anni di reclusione per le accuse di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falso, verdetto contro cui l’avvocato dell’ex sindaco ha già annunciato di voler ricorrere in Cassazione.

Se la condanna venisse confermata anche in terzo grado, Vincenzi dovrebbe scontare la pena ai domiciliari, così come stabilito dalla "legge salva Previti", o ex Cirielli, approvata nel 2005, che prevede tra le altre cose che la detenzione in carcere per gli ultrasettantenni negli istituti carcerari sia commutata in arresti domiciliari «purché non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, né sia stato mai condannato». Vincenzi ha compiuto 70 anni il 20 maggio 2017. 

L'ex sindaco non era presente in aula, mentre era presente il marito, che dopo la lettura della sentenza ha accusato un malore ed è stato soccorso prima dagli avvocati e poi dagli uomini del 118.

Le dichiarazioni di Marta Vincenzi

Nel giorno successivo alla condanna in secondo grado l'ex sindaco di Genova Marta Vincenzi ha rilasciato alcune dichiarazioni all'agenzia di stampa Ansa che possono essere sintetizzate in «Così è impossibile fare il sindaco: Bisogna evitare che un momento di impegno politico così importante come quello di guidare una amministrazione locale venga caricato di così tante responsabilità mal gestite da rendere difficile fare questo mestiere - ha detto Marta Vincenzi, aggiungendo - il dolore per quanto accaduto e per quei morti è un dolore che ho e che mi porterò dentro per tutta la vita. Nessuno ha diritto di mettere in discussione questo».

Le altre condanne

Modificate invece le posizioni dell’ex assessore comunale alla Protezione Civile, Francesco Scidone, e degli altri 3 funzionari comunali: riduzione di pena a 2 anni e 10 mesi per Scidone (in primo grado erano 4 anni e 9 mesi) e a 2 anni e 10 mesi per Gianfranco Delponte  (in primo grado era stato condannato a 4 anni e 5 mesi). Aumentata invece la pena per  Pierpaolo Cha e per Sandro Gamberlli, cui in primo grado era stato contestato solo il reato falso: condannato a 3 anni il primo, a 2 anni e 10 mesi il secondo.

Richiamato in causa, infine, Roberto Gabutti, coordinatore dei volontari della Protezione Civile, assolto in primo grado e condannato in appello a 8 mesi con la sospensione della pena. 

I giudici in mattinata hanno ascoltato le arringhe conclusive del pubblico ministero e degli avvocati degli imputati e delle parti civili, e si sono poi ritirati in camera di consiglio per emettere il verdetto, arrivato poco dopo le 12.30.

Le condanne in primo grado

In primo grado, con sentenza letta il 28 novembre 2016, Vincenzi era stata condannata a 5 anni, Scidone a 4 anni e 9 mesi, e i funzionari comunali Gianfranco Delponte, Pierpaolo Cha e Sandro Gambelli rispettivamente a 4 anni e 5 mesi, 1 anno e 4 mesi e 1 anno. Gambelli e Cha erano stati condannati soltanto per falso, in relazione al contestato verbale che secondo gli inquirenti sarebbe stato falsificato per retrodatare l’ora della piena nella tragica mattinata del 4 novembre 2011 e alleggerire così eventuali responsabilità. 

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L'abbraccio delle famiglie delle vittime in aula

Nella furia del Fereggiano persero la vita 6 persone: la 29enne Shpresa Djala e le figlie Gioia, 8 anni, e Janissa di 10 mesi, sorprese dalla piena sulla via del ritorno dalla scuola della piccola Gioia; Serena Costa, studentessa 18enne che stava andando a prendere il fratellino a scuola; Angela Chiaramonte, 40 anni, anche lei uscita per recuperare il figlio a scuola; ed Evelina Pietranera, 50 anni, che stava tornando a casa dopo avere chiuso la sua edicola in via Fereggiano.

 «Ringrazio la giustizia italiana e il popolo genovese che mi hanno sempre sostenuto. Non dico che sono contento, perché nulla mi riporterà mia moglie e le mie figlie, non mi è cambiato nulla, ma almeno questi cinghiali soffrono un po' nel loro benessere. Spero che anche Dio faccia il suo lavoro e li mandi all'inferno»- ha commentato a caldo, provato, Flamur Djala, marito di Shpresa e papà di Gioia e Janissa

L'avvocato di Vincenzi: «Senza parole»

«Non ho parole, dovremmo attendere la Cassazione per insistere sull’applicazione delle norme sull’omicidio colposo così come già accaduto in altri Comuni». Questo il commento dell’avvocato dell’ex sindaco Marta Vincenzi, Stefano Savi, che ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione.

Soddisfatti invece gli avvocati delle famiglie delle vittime: «Il verdetto chiude il cerchio della vicenda, riportando i fatti alla giusta dimensione e applicando condanne a soggetti che in primo grado avevano avuto un trattamento diverso - ha spiegato Nicola Scodnik, legale della famiglia Djala - Quella di Marta Vincenzi è l’unica posizione non ritoccata dalla Corte. Sono state diminuite le pene per Scidone e Del Ponte, mentre la vicenda del falso è stata rivista con condanne ulteriori. Dopo due gradi di giudizio che confermano l’impianto accusatorio, i profili per ricorrere in Cassazione ci sono, ma le aspettative di cambiare il verdetto sembrano molto basse».

I risarcimenti per le famiglie delle vittime 

La Corte d’Appello ha anche condannato in solido gli imputati, insieme con il responsabile civile del Comune, al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese processuali: i risarcimenti per le famiglie delle vittime vanno dai 6mila agli 8mila euro per i singoli membri di ogni famiglia. 

Le tesi di accusa e difesa

Per l'accusa Vincenzi e i collaboratori avrebbero sottovalutato la situazione in quei tragici giorni di novembre, non predisponendo la chiusura di scuole e strade e dunque non mettendo in atto tutte le misure di sicurezza necessarie per garantire l’incolumità dei cittadini nonostante le rischiose condizioni meteo. Avrebbero dunque piena responsabilità nelle morti causate dall’alluvione, e per questo ha chiesto pene più severe rispetto a quelle stabilite in primo grado.

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Gli avvocati di Vincenzi e Scidone, dal canto loro, nel corso dell’appello hanno ribadito che la responsabilità non sarebbe del Centro Operativo Comunale e di chi lo gestiva, ma del volontario della Protezione Civile che avrebbe dovuto tenere monitorato il livello del Fereggiano (e che non era presente sugli argini), e dei presidi delle scuole, che hanno deciso di lasciare uscire gli studenti nonostante le condizioni meteo.

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