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Alluvione Sestri Ponente 2010, chieste sei condanne

Il pm Francesco Pinto al processo per l'alluvione di Sestri Ponente, che mise in ginocchio il quartiere, chiede sei condanne e tre proscioglimenti

Sei condanne e tre proscioglimenti, è quanto chiesto dal pm Francesco Pinto al processo per l'alluvione di Sestri Ponente dell'ottobre 2010. Il Pubblico ministero ha avanzato la richiesta di 2 anni per Paolo Tizzoni, ex vice presidente della giunta provinciale ed ex assessore con delega alla difesa del suolo e poi presidente del Comitato tecnico provinciale di Genova; chiesti due anni anche per Agostino Ramella, all'epoca dirigente della Provincia. L’accusa per tutti gli imputati è inondazione colposa.

Il pm ha chiesto un anno e 8 mesi per Stefano Pinasco, ex dirigente del settore idrogeologico del Comune di Genova fino al 2009 e poi in qualità di direttore alla manutenzione Strade, Parchi, Verde, Litorali e Piani di Bacino del Comune; un anno per Alessandro Ghibellini, nella sua qualità di presidente e responsabile delle ditte "Tecnocittà" a decorrere dal 2001 e Talea dal 2000 al 2009; 8 mesi ciascuno per Daniele Legnani quale responsabile del Centro Servizi Fincantieri a partire dal 2005 e per Sara Marchesi per la "Vegagest Immobiliare SGR Spa".

Francesco Pinto ha invece chiesto il proscioglimento per Matteo Preziosi, legale rappresentante della Teras srl dal gennaio al dicembre 2009, per Giacomo Tortarolo, che era responsabile dei servizi generali della Elsag spa dal 2005 al novembre 2010 e per Francesco Berardini, nella sua veste di presidente e responsabile della ditta Talea dal 2000 al 2009.

Per i primi due il proscioglimento è stato chiesto in base alla perizia ordinata dal giudice che aveva parlato di un evento "eccezionale e in alcuni tratti straordinario" riferito al torrente Chiaravagna mentre per Berardini il proscioglimento è stato chiesto per non aver commesso il fatto. 

Gli imputati sono manager pubblici all'epoca dei fatti e titolari di superfici prossime ai torrenti cioè "frontiste". Secondo il pm le ammministrazioni avrebbero avallato il sistema delle sanatorie col "regime di indennizzo" in attesa di una messa a norma per la sicurezza che, però, non sarebbe mai avvenuta.

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