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Alluvione Genova: indagata l'ex sindaco Marta Vincenzi

L'ex sindaco Marta Vincenzi è indagata dalla Procura di Genova nell'inchiesta sulle carte truccate in merito all'alluvione del 4 novembre 2011. L'ipotesi di reato è concorso in falso e calunnia a proposito dell'orario di esondazione del Fereggiano

Genova - Un intero quartiere ha pianto quelle sei vittime e da allora via Fereggiano ha una sola parola in mente: giustizia. Era il 4 novembre 2011 quando un'alluvione colpì Genova. Shpresa Djala (29 anni), Gioia (8 anni) figlia di Shpresa Djala, Gianissa (11 mesi) Shpresa Djala, Angela Chiaramonte (40 anni), l'edicolante Evelina Pietranera (50 anni) e Serena Costa, quel giorno persero la vita.

Subito comincia a circolare la definizione di bomba d'acqua per descrivere quanto accaduto, ovvero un notevolissimo quantitativo di pioggia concentrato in un brevissimo periodo e su una zona circoscritta. Ma la domanda più ovvia rimane: non si poteva evitare?

Ecco allora che si finisce per spulciare i documenti su cui protezione civile e Comune di Genova hanno riportato gli avvenimenti di quel tragico giorno, riscontrando alcune differenze con quanto effettivamente verificatosi. Ecco allora che viene da cercare di capire il perché di queste differenze, semplici errori di trascrizione?

La procura di Genova ha seguito la vicenda da vicino arrivando ad aprire un'inchiesta ed emettere alcuni provvedimenti per concorso in falso e calunnia. Il primo a finire nei guai è stato il dirigente del settore della Protezione Civile del Comune di Genova, Sandro Gambelli. Poi è stata la volta di Roberto Gambutti, Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha per arrivare quindi all'ex assessore comunale alla Protezione Civile, Francesco Scidone.

Ieri, mercoledì 30 gennaio 2013, l'ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi, si è presentata davanti ai pm nel pomeriggio accompagnata dal suo avvocato. La Vincenzi risulta indagata per i reati di calunnia e falso in concorso, come ha confermato la stessa Procura.

L'interrogatorio è durato quasi quattro ore. Al termine l'ex sindaco si è limitata a questa considerazione: «Sono stata zitta per tanto tempo, finalmente posso parlare. Ho scoperto cose che non conoscevo. Sono stata zitta finora e continuerò a farlo. Posso dire solo che avrei voluto che questo momento fosse arrivato prima, è tanto che l'aspetto. Io sono serena».

L'ipotesi di reato si basa su una presunta falsificazione dei documenti, riportando tempi delle segnalazioni dell'allerta artefatti. Secondo le indagini, alcuni documenti del Comune sarebbero stati alterati per giustificare una «limitata capacità d'intervento».

In pratica, i funzionari comunali avrebbero anticipato sui documenti l'orario di esondazione del rio Fereggiano per spiegare l'eccezionalità del nubifragio. In base ai dati della protezione civile, alle 12 del 4 novembre 2013 il Fereggiano era monitorato da un volontario e al di sotto della linea gialla. Ma così non risulta da numerose testimonianze e alcune immagini di telecamere poste nella zona, in base alle quali risulta che a quell'ora il livello del torrente era al di sopra della linea rossa.

A quanto pare inoltre, il fantomatico volontario indicato sui documenti, non era affatto nei pressi del Fereggiano, in quanto bloccato altrove nel traffico. Sui bollettini comunali l'esondazione viene indicata alle 12.15, secondo la magistratura avvenne invece alle 12.53.

Insomma, secondo quanto riporta il Comune, alle 12 il Fereggiano era sotto la linea gialla e alle 12.15 era esondato per colpa di una bomba d'acqua. Secondo la procura invece, a mezzo giorno il torrente era già oltre la linea rossa, ma per esondare avrebbe impiegato quasi un'ora, durante la quale nessuno era lì per prendere le misure del caso. Non solo via Fereggiano attende giustizia, ora tutta Genova vuole la verità.

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