Alluvioni: la procura conferma i sospetti di Legambiente

«La chiusura delle indagini della Procura genovese – commenta Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria - lancia un monito a una cultura della gestione del territorio che da ambientalisti denunciamo da anni»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Genova - «La chiusura delle indagini della Procura genovese – commenta Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria - lancia un monito a una cultura della gestione del territorio che da ambientalisti denunciamo da anni. Lo sviluppo industriale, quello privato legato al cemento e gli interventi idraulici pubblici effettuati nei trascorsi decenni hanno visto gli alvei dei torrenti come territori e superfici da conquistare a buon mercato».

L'ALLARME - L’associazione ambientalista ricorda che 1 abitante su 6 nella città di Genova vive o lavora in zone a rischio frana e/o alluvione e che gli interventi di copertura dei torrenti, per fare spazio a strade e parcheggi, abbia aumentato i fattori di pericolo per la popolazione, piuttosto che farli diminuire.

MULTE PER NON INTERVENIRE - Legambiente contesta anche la possibilità concessa ai così detti frontisti, pagando le multe, di non effettuare gli interventi di manutenzione e quelli di messa in sicurezza del territorio, attraverso una sorta di 'condono'.

«Siamo di fronte – conclude Santo Grammatico - a una monetizzazione della sicurezza, per cui chi ha disponibilità finanziaria può permettersi di non intervenire pagando una semplice multa, come se avesse lasciato l’auto in divieto di sosta. Un pessimo esempio di gestione del territorio che chiediamo venga abolito».

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