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Alluvione, la rabbia dei negozianti: «Abbandonati a noi stessi»

Genova torna lentamente alla normalità dopo la devastante furia del Bisagno, ma per le attività commerciali di via Tolemaide è ancora crisi

«Scusa, stiamo lavorando, non abbiamo tempo da perdere»: il nervosismo si mischia alla rabbia e al dispiacere nelle parole del titolare di uno dei negozi di via Tolemaide che nella notte tra il 9 e il 10 ottobre sono stati distrutti dalla furia del Bisagno, lo stesso fiume che scorre proprio dietro ai loro muri e che in pochi istanti ha spazzato via anni di sacrifici.

Decine i negozi sventrati, assi di legno a chiudere gli ingressi ormai privi di porte, all’interno la devastazione: fango, detriti, e sul retro di alcuni lo spettro del Bisagno, le cui acque, dopo la tempesta, scorrono placide.

Nonostante l’impegno delle decine di Angeli del fango accorsi in massa per aiutare a uscire dall’emergenza, la situazione rimane critica: «Se volete davvero aiutarci, comprate la merce alluvionata, non ci hanno neanche dato l’acqua per pulirla», si sfogano i titolari dello storico negozio di tessili all’angolo con via Canevari, che sul marciapiede hanno esposto la poca merce ancora vendibile sopravvissuta all’alluvione, davanti al quale si soffermano alcuni occasionali passanti.

«Vergogna», è la parola che rimbalza sulle bocche dei residenti della zona, che a distanza di una settimana dalla tragedia contemplano desolati i resti del lavoro di una vita, e ancora si chiedono come sia potuto accadere. E chi li aiuterà a rialzarsi.

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