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Perse l'auto nell'alluvione del 2014, Comune condannato a risarcire: «Sentenza pilota»

Depositata una sentenza che obbliga Tursi a risarcire un privato che aveva lasciato l'auto nel parcheggio di Corte Lambruschini, risultato poi non a norma

Sette persone che hanno perso la vita, milioni di danni alla città, ed è una singola auto a diventare il simbolo dei risarcimenti dovuti in caso di alluvione: nei giorni scorsi è stata depositata in tribunale la prima sentenza che condanna il Comune a risarcire un cittadino che nella notte tra il 9 e il 10 ottobre del 2014 aveva lasciato l’auto nel parcheggio interrato di Corte Lambruschini, risultato poi non a norma.

Dopo una lunga battaglia legale - in cui in prima battuta erano state coinvolte anche Regione e Arpal - a Palazzo Tursi è stato dunque intimato di pagare i danni per l’esondazione del Bisagno e il conseguente allagamento del parcheggio di Corte Lambruschini, di proprietà del Comune e gestito da Italiana Parcheggi.

«La sentenza ha accertato la negligenza del Comune, che da proprietario della struttura, pur consapevole del fatto che non fosse a norma, non l’ha mai adeguata alle condizioni che lui stesso aveva disposto in termini di rischio idrogeologico - spiega l’avvocato Luca Rapetti, che ha seguito e vinto la causa - Paradossale, tenuto conto soprattutto del fatto che il parcheggio di Piazza della Vittoria, invece, è a norma e dunque non si è allagato. Certo, è stata un’occasione mancata per fare giustizia sulla mancata allerta, visto che il tribunale ha riconosciuto la negligenza della Regione e dell’apparato di Protezione Civile, senza però optare per la condanna».

Per l’alluvione del 2014 sono finite a processo l’allora assessore regionale alla Protezione Civile, Raffaella Paita, assolta in primo grado e impegnata in queste settimane nel processo d’appello; e Gabriella Minervini, dirigente regionale, per cui si è ancora in attesa del processo di primo grado. Nell’alluvione del 2014 aveva perso la vita Antonio Campanella, infermiere di 57 anni, sorpreso dalla piena nel tunnel di via Canevari, all’altezza di Borgo Incrociati.

Dal punto di vista civile, però, la causa vinta da Rapetti rappresenta una sentenza pilota: «L’auto è un bene che può essere spostato nel giro di pochi minuti - prosegue Rapetti - Attraverso perizie e approfondimenti abbiamo accertato che a Genova sono pochissime le strutture a norma dal punto di vista idrogeologico e che avrebbero tutti i requisiti per ottenere l’agibilità così come disposto dal Comune nel 1989».

La sentenza lascia quindi aperte diverse strade per chi, nell’alluvione, ha perso una o più auto: «Abbiamo prodotto moltissima giurisprudenza - conclude Rapetti - I casi vanno valutati singolarmente, persino quelli in cui l’auto travolta dalla piena era parcheggiata in strada: ci sono precedenti a Milano e in Puglia dove si è indagato sullo stato delle reti di scolo, se erano pulite o meno, anche perché si deve sempre partire dal fatto che una strada non dovrebbe allagarsi».

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