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Alluvione 2011, Burlando in aula per tre ore: «I lavori in largo Merlo insufficienti, ma un inizio»

L'ex presidente della Regione, commissario delegato all'emergenza idrogeologica del Fereggiano e dello Sturla dal 2007 al 2011, è stato chiamato a rispondere dei lavori che secondo la difesa avrebbero aggravato il rischio esondazione

E’ stato il giorno di Claudio Burlando, oggi, in tribunale: citato come teste della difesa nel processo sull’alluvione del 2011 che vede imputate sei persone, l’ex presidente della Regione è stato ascoltato per oltre tre ore, e ha raccontato la sua versione dei fatti sui lavori effettuati sul Fereggiano.

Dal 2007 al 2011 commissario delegato all’emergenza idrogeologica del bacino del Fereggiano e dello Sturla, Burlando è stato citato dagli avvocati dell’ex assessore alla Protezione Civile Francesco Scidone, che insieme con l’ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi, e con i dirigenti comunali Gianfranco Delponte, Sandro Gambelli e Pierpaolo Cha è accusato di omicidio colposo plurimo, disastro e falso in relazione ai verbali della tragica notte del 4 novembre 2011. 

La tesi della difesa è che i lavori di allargamento a monte del Fereggiano abbiano aumentato i rischi di esondazione, provocando poi il disastro durante la piena del torrente. Burlando nel 2007, in quanto commissario, aveva ricevuto dal governo con un’ordinanza specifica 17 milioni di euro da spendere «per attuare tutte le procedure di carattere straordinario e urgente finalizzate sia alla rimozione in tempi brevi delle situazioni di pericolo per la pubblica e privata incolumità, sia al ritorno alle normali condizioni di vita». Fondi che l’ex presidente della Regione avrebbe diviso sullo Sturla e sul Fereggiano, in quest’ultimo caso realizzando la copertura e il parcheggio di largo Merlo che, per la difesa, avrebbero aggravato la fragilità del territorio.

Burlando dal canto suo ha ammesso di essere a conoscenza del fatto che i lavori effettuati non fossero sufficienti a risolvere le criticità, sottolineando che l’unica soluzione sarebbe stata lo scolmatore da lui stesso promosso a inizio anni ’90 e poi stoppato nel 1993 in un iter giudiziario che si è sbloccato solo recentemente con la riapertura del cantiere. Al termine dell’udienza, il giudice ha rinviato il processo al 23 febbraio, quando verranno ascoltati nuovi testi per la difesa.

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