Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca Sestri Ponente / Via Borzoli

La mamma di Ale, ucciso da un tir a Sestri Ponente: «Sindaco Doria, mi dia risposte»

A poco più di un anno e mezzo dalla morte dello studente del liceo Calvino, travolto da un camion in via Borzoli, Franca Bolognigni non si dà pace. E chiede giustizia, in una lettera aperta all'amministrazione comunale

E'  trascorsi poco più di un anno e mezzo dalla tragica morte di Alessandro Fontana, lo studente dell’istituto Calvino di Sestri Ponente agganciato e ucciso da un tir che stava passando in via Borzoli all’orario di uscita dalle scuole, ma per Franca Bolognini, la madre di Ale, il tempo si è fermato. 

Ancora alle prese con un processo che non fa che riaprire le ferite, ancora in attesa di avere risposte e accertare di chi siano le responsabilità di quanto accaduto (in primo grado l’autista del tir è stato condannato a 20 mesi di reclusione con la sospensione della patente, ma è già stato annunciato il ricorso in appello), questa mamma che si è vista strappare il figlio all’improvviso è diventata il simbolo di una lotta finalizzata a chiedere più sicurezza per un incrocio, quello tra via Borzoli e via Giotto, di cui i residenti di Sestri Ponente da tempo sottolineano la pericolosità, e oggi ha deciso di scendere in campo direttamente e rivolgersi a chi, qualche risposta, potrebbe forse finalmente dargliela: il sindaco Marco Doria, e con lui la sua giunta, la maggioranza e l’opposizione, compresi il vice sindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, e l’assessore alla Viabilità, Anna Maria Dagnino.

Tre gli interrogativi che martellano nella mente di Franca Bolognini, elencati in una lettera aperta inviata a tutti gli interessati: «Perché è permesso l’accesso a veicoli di 18 metri in una strada affollata di persone e studenti che non ha le dimensioni minime per garantire la svolta in sicurezza?». E ancora: «Perché è stato costruito un posteggio per motocicli lì e chi ne ha permesso la realizzazione?», perché «i Vigili della Polizia Municipale preposta ai rilievi hanno completamente sbagliato la prima ricostruzione dell’incidente?».

Non è uno sfogo, la lunga lettera inviata a Tursi, ma un’analisi dettagliata di un problema troppo a lungo sottovalutato dall’amministrazione comunale, che dopo l’incidente in cui ha perso la vita Alessandro è corsa ai ripari posizionando alcuni dissuasori davanti ai parcheggi in cui il ragazzo aveva lasciato il motorino, e dove si era diretto per recuperarlo prima che il camion agganciasse il suo zaino uccidendolo sotto le sue ruote. Un provvedimento insufficiente, sottolinea la Bolognini, in prima fila a tutte le manifestazioni organizzate dai residenti per chiedere una maggiore regolamentazione del traffico dei mezzi pesanti in una strada frequentata da moltissime persone, e moltissimi studenti: «Quando è avvenuto l’incidente a mio figlio tutti hanno visto nient’altro che una morte annunciata - scrive la mamma di Ale - una morte che si poteva evitare se si fosse tenuto conto che la strada e il contesto cittadino ( alta densità abitativa e molte scuole ubicate proprio in quel posto) non lo permettevano».

Ma le accuse non sono rivolte soltanto a chi ha permesso il traffico dei mezzi pesanti in via Borzoli e progettato e approvato il posteggio dei motorini, ora rimosso: la richiesta di chiarimento riguarda anche il modo in cui sono stati compilati i primi verbali dell’incidente e la sua ricostruzione, poi rimessa in discussione dal magistrato durante il processo: «Perché un verbale del genere è stato prodotto e con una tempistica brevissima, 10 giorni dall’incidente, per un caso mortale che richiedeva se non altro cura? - chiede al sindaco Doria Franca Bolognini, constatando amareggiata che «i vostri verbali daranno spunto alla difesa dell’autista per perdere altro tempo e ci costringeranno a subire ancora ricostruzioni inverosimili che uccideranno Ale ancora».

Un dolore senza fondo, che la Bolognini ha tentato di mitigare decidendo di destinare la sua quota dell’assicurazione a progetti dedicati al figlio, che avrebbe voluto studiare medicina, era negli scout e faceva regolarmente volontariato, un donatore di midollo, appassionato di chitarra, sempre pronto a regalare un sorriso e a contagiare tutti con la sua positività: una borsa di studio del valore di 11.000 euro ripartita nei 6 anni di corso proprio per uno studente di medicina, un nuova sede per gli scout, biblioteche di quartiere, donazioni ad associazioni che si occupano di persone affette da disabilità.

Somme ingenti, pagate anche con risorse personali affinché il ricordo di Alessandro non sbiadisca e la sua morte non rimanga priva di risposte, né conseguenze: «Quello che è successo a mio figlio poteva capitare a chiunque passasse di là e potrebbe succedere di nuovo, se permanessero le attuali condizioni, cosa che sta avvenendo - è la conclusione della lettera al sindaco - Invito lei e gli altri membri del comune a non sperare che il tempo, facendo dimenticare i problemi, li risolva».

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