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Cronaca Quinto / Via Nicola Fabrizi

Alberto invidiava la sorella, ma per la procura "non c'erano elementi di pericolosità"

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il 42enne, disoccupato da tempo, viveva con un buono da 50 euro del supermercato, che la famiglia gli passava per fare la spesa

Alberto Scagni provava invidia per la vita della sorella Alice. Lo sostengono gli inquirenti, che stanno cercando di fare luce sul delitto, avvenuto domenica 1 maggio in via Fabrizi a Quarto. La ragazza sarebbe stata uccisa con una ventina di coltellate dal 42enne, che si trova in carcere a Marassi, accusato di omicidio volontario premeditato. Rischia l'ergastolo.

Alice, fissata la data del funerale

Il procuratore Francesco Pinto è intervenuto anche sulle accuse, lanciate dalla madre dei due, che ha puntato il dito contro "l'incuria e l'incapacità delle forze dell'ordine e del servizio di salute mentale". Domenica, poche ore prima del femminicidio, Alberto avrebbe telefonato due volte ai suoi parenti, minacciandoli. Questi si sarebbero rivolti al 112, "ci è stato detto di fare denuncia lunedì e che non c'era una volante da mandare", ha riferito la mamma di Alice e Alberto.

"Verificheremo a 360 gradi tutti gli aspetti della vicenda senza tralasciare nulla. Anche se al momento quello che è emerso è che non c'erano elementi di pericolosità", ha detto il procuratore Francesco Pinto, che si è recato in questura per acquisire e sentire le telefonate che i genitori dei due ragazzi hanno fatto al numero unico di emergenza.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Alberto Scagni viveva con un buono da 50 euro del supermercato, che la famiglia gli passava per fare la spesa. Ma per lui quel denaro non era sufficiente e continuava a rivolgere richieste di soldi alla famiglia. Un 'no' pronunciato il venerdì prima del delitto dalla nonna, che abita nel suo stesso palazzo a Sampierdarena, lo aveva spinto a tentare d'incendiare la sua porta di casa.

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