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Massacrato sul bus dal branco, la famiglia chiede i danni ad Amt

A 6 mesi dalla brutale aggressione ai danni del barista 44enne mandato in coma da un gruppo di ragazzini, i parenti chiedono giustizia e chiamano in causa l'autista che quella sera ha assistito senza fare nulla

Sono trascorsi quasi 6 mesi dalla brutale aggressione sull’autobus ai danni del barista 44enne preso di mira e massacrato da una gang, e oggi la famiglia chiede giustizia. Non soltanto verso chi ha materialmente ha sferrato i calci e i pugni che qualche giorno dopo avrebbero fatto finire l’uomo in coma, dove è rimasto sino allo scorso agosto, ma anche verso chi aveva il potere di intervenire e, forse, prevenire il peggio. E cioè l’autista che quella sera del 13 luglio era al volante dell’autobus della linea 1 teatro dell’aggressione.

Da qui la decisione di fare causa ad Amt e chiedere il risarcimento dei danni fisici e psicologici patiti dal 44enne, che a oggi sta ancora affrontando il difficile percorso di riabilitazione iniziato in una clinica specializzata dello spezzino dove si è risvegliato dopo l’intervento neurochirurgia d’urgenza cui l’avevano sottoposto i medici dell’ospedale Galliera.

I fatti risalgono alla notte del 13 luglio: Marzio, questo il nome della vittima, stava tornando a casa insieme con un amico dopo avere chiuso il suo locale del centro storico quando, per motivi su cui la Procura sta ancora indagando, era stato accerchiato e preso di mira dal branco composto da tre ragazze e due ragazzi e brutalmente assalito, il tutto sotto gli occhi dell’autista, che non aveva fatto nulla per interrompere il pestaggio né aveva chiamato i soccorsi. Marzio e l’amico erano quindi riusciti in qualche modo a scendere, ma erano stati raggiunti dal gruppo in piazza Caricamento e nuovamente picchiati, questa volta con ancora più violenza, prima che i ragazzi si dessero alla fuga.

Proprio la seconda aggressione, secondo gli avvocati della famiglia del 44enne, sarebbe indicativa della responsabilità dell’autista e, di riflesso, anche di Amt: se avesse almeno chiamato i soccorsi, spiegano i legali, Marzio avrebbe potuto risparmiarsi le ferite più gravi e i danni conseguenti, e il gruppo di assalitori avrebbe potuto essere individuato molto prima. Cosa che invece è accaduto soltanto a settembre, un mese e mezzo dopo l’aggressione, quando i carabinieri hanno rintracciato i colpevoli, attualmente indagati per tentato omicidio, mentre sull’autista pende un’accusa di favoreggiamento.
 

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