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Acquacoltura a Nervi, l'allarme di Coldiretti: «A rischio il lavoro di decine di pescatori»

L'associazione si schiera contro la scelta di posizionare l'impianto di allevamento di pesci nello specchio acqueo davanti a Capolungo: «La pesca va tutelata»

No agli impianti di acquacoltura a Nervi: a esprimere contrarietà verso un progetto che ha già suscitato polemiche è Coldiretti Liguria, che pur non dichiarandosi contro l’idea di per sé ha espresso «forti perplessità per la scelta dello specchio acqueo».

«L’installazione complicherebbe la vita e il lavoro di almeno trenta imbarcazioni di pescatori professionisti, quindi di circa un centinaio di lavoratori attivi tra la darsena genovese e Camogli. Sicuramente un impianto di acquacoltura può portare occupazione, ma in questo caso il prezzo pagato sarebbe troppo alto», ha fatto sapere Daniela Borello, responsabile regionale Coldiretti Impresa Pesca, puntando il dito contro la scelta di realizzare un allevamento di pesci nello specchio acqueo all’altezza di Capolungo, tra Nervi e Bogliasco.

Un progetto contro cui in passato si sono già schierati i residenti del levante genovese e di Bogliasco, insieme con le associazioni ambientaliste e il Movimento 5 Stelle, avanzato da una cooperativa che nel 2013 aveva chiesto e ottenuto la concessione per installare una serie di vasche sul fondale marino in cui allevare i pesci: per i detrattori, l’impianto provocherebbe gravi danni all’habitat naturale della zona, inquinando le acqua cristalline di Nervi con le sostanze utilizzate per gli allevamenti intensivi, timori cui si aggiunge adesso quello legato all’impatto sull’occupazione lanciato da Coldiretti.

«Il settore della pesca deve essere tutelato. Per questo siamo molto soddisfatti dell'istituzione del Tavolo blu regionale, dove abbiamo la possibilità di esprimere le nostre  posizioni», ha spiegato Gerolamo Calleri, presidente di Coldiretti Liguria, facendo riferimento alla creazione di un tavolo di confronto cui, oltre alle associazioni di categoria, partecipa anche la Regione nella persona dell’assessore alla Pesca, Stefano Mai: «Il tavolo ha permesso il confronto su alcuni argomenti fondamentali per il settore, come le tempistiche e le modalità di attivazione dei Flag, Gruppi di Azione Costiera Locale selezionati recentemente nel bando appena concluso, e delle altre misure dei fondi Feamp (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e della Pesca), le procedure per assegnazioni degli spazi ai pescatori, la promozione e la tematica del demanio marittimo», fanno sapere da Coldiretti, che proprio all’assessore Mai, oltre a chiedere attenzione sulla questione acquacoltura, ha avanzato una serie di richieste tra cui il ritorno del demanio alla competenza regionale, un maggiore coinvolgimento delle associazioni nella fase di programmazione della promozione e un forte impegno della Regione per risolvere le criticità legate alla questione delle possibili “quote del pesce spada”, per la questione ancora calda delle “quote tonno” e per quella dell’inasprimento del sistema sanzionatorio.

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