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Cronaca

Crollo in galleria sulla A26, i pm: era stata imposta ad Aspi la chiusura del tunnel

L'ex direttore del primo tronco di Aspi Mirko Nanni è indagato per omissione di atti d'ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, inadempimento di contratto di pubbliche forniture

Prima del crollo, la Commissione permanente delle Gallerie aveva imposto ad Aspi la chiusura della galleria Berté sulla A26, la stessa dalla cui volta - nel 2019 - si staccarono due tonnellate di cemento. La disposizione però venne disattesa fino al 2020.

Nonostante le imposizioni, come andò veramente, è cronaca: il tunnel (che si trova tra Masone e il bivio con la A10) rimase aperto e nel dicembre 2019 crollò parte del soffitto. 

Ma secondo la procura non vennero fatte neppure opere di mantenimento della funzionalità delle gallerie, né vennero eseguite ispezioni: per questo l'ex direttore del primo tronco di Aspi Mirko Nanni è indagato per omissione di atti d'ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, inadempimento di contratto di pubbliche forniture.

Le accuse sono contenute nell'avviso di fissazione di udienza stralcio per la selezione delle intercettazioni nell'ambito dell'inchiesta sulle barriere antirumore pericolose, sui falsi report sui viadotti e sulle mancate ispezioni alle gallerie. L'udienza è fissata per il 20 ottobre. I tre procedimenti, riunificati dai pm Walter Cotugno e Stefano Puppo, vedono indagate 56 persone. Oltre a Nanni figura anche l'ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci insieme con Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, Paolo Berti, ex direttore delle operazioni centrali, Antonino Galatà, ex ad di Spea, società che si occupava delle manutenzioni.

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