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Domenica, 19 Maggio 2024
Salute

'Social jet lag' per l'80% degli italiani: sonno alterato e stress

Anche gli esperti dell'Università di Genova lo hanno confermato: "In una società come la nostra che vive h24, 7 giorni su 7, con stili di vita ed esigenze sociali di famiglia e lavoro, una percentuale sempre maggiore di persone soffre di riduzione delle ore dedicate al sonno"

Anche gli esperti dell'Università di Genova confermano: circa l'80% della popolazione attiva in Italia soffre di 'social jet lag', un disallineamento tra il ritmo sonno-veglia preferito e quello effettivo. Un disturbo causato da obblighi sociali come gli orari di lavoro e di scuola.

Il social jet lag si manifesta con le medesime caratteristiche del jet lag, determinando un elevato grado di stress lavorativo, a cui si associano spesso programmi irregolari di alimentazione e una minor regolarità nell'attività fisica.

"In una società come la nostra che vive h24, 7 giorni su 7, con stili di vita ed esigenze sociali di famiglia e lavoro, una percentuale sempre maggiore di persone soffre di riduzione delle ore dedicate al sonno": questo è emerso dall'evento "Italia Sonno 2022", organizzato con la consulenza scientifica di Loreta Di Michele, dell'Azienda ospedaliera S. Camillo Forlanini di Roma, e Sergio Garbarino, del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Genova e Medicina del Lavoro dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

"La forte influenza del social timing sull'uomo - spiegano gli esperti in una nota - diventa evidente quando si analizza il comportamento sonno-veglia durante i giorni di lavoro, a diversi gradi di criticità. Oltre il 64% dei lavoratori a turno infatti perde almeno 1 ora di sonno al giorno, arrivando a fine settimana ad aver accumulato un 'ritardo' sul riposo di circa 5 ore; addirittura, oltre il 20% arriva a perdere 2 ore di sonno al dì, arrivando nel weekend con quindi una giornata di mancato sonno".

Cosa occorre fare? "È necessaria impostare una corretta 'igiene del sonno', e in particolare mirata per i turnisti - sostiene Garbarino del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Genova - con programmi di promozione di sleep health, impostando delle contromisure capaci di ridurre gli esiti negativi associati alla durata dei turni, come una scelta ponderata del tipo di rotazione, dove lo schema mattino-pomeriggio-notte è da preferire rispetto a quello pomeriggio-mattino-notte, la programmazione dei turni e l'introduzione del sonnellino prima del lavoro notturno, rispetto all'uso di melatonina e di luce artificiale per ri-sincronizzare l'orologio biologico. A queste misure si aggiunge la necessità di un intervento a livello politico perché la loro applicazione venga guidata da una valutazione dei rischi da gestire prima che diventino un problema di salute pubblica".

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