Coronavirus, cosa succede se si risulta positivi al test sierologico?

Come funziona il test e quali sono gli step da affrontare se vengono trovati gli anticorpi contro il coronavirus

In questi giorni si parla molto di test sierologico, utilissimo strumento per verificare se si è stati a contatto con il coronavirus, effettuato da molti laboratori privati e, negli ultimi tempi, anche dal Ministero della Salute e Istat, con la Croce Rossa Italiana.

Il test (che è un prelievo di sangue) cerca gli anticorpi: dunque, se si sono già formati nel nostro organismo, abbiamo già contratto il virus e ne siamo usciti. Ma esistono più tipi di anticorpi, alcuni dei quali - se vengono trovati - possono significare anche che l'infezione è ancora in corso.

Nella maggior parte dei test vengono ricrcati gli anticorpi IgM e IgG: gli IgM, a grandi linee, sono prodotti nella fase iniziale dell'infezione, e forniscono una protezione a breve termine. Gli IgG invece sono responsabili della protezione a lungo termine.

Dunque i tipi di risultati del test sierologico che ricerca questi anticorpi, possono essere 4:

IgM e IgG entrambi negativi

Nessuna presenza di anticorpi: dunque presumibilmente non si è ancora entrati a contatto con il virus. Questo non vuol dire che si sia immuni: semplicemente, fino ad ora il Covid-19 non è stato contratto. Ma comunque è importante ricordare che l'organismo può impiegare fino a 10 giorni per produrre gli anticorpi: dunque c'è la possibilità che la persona sia infetta ma che non abbia ancora avuto il tempo di sviluppare gli anticorpi.

IgM e IgG entrambi positivi

Quando entrambi gli anticorpi sono positivi, vuol dire che il paziente ha contratto il virus di recente (essendoci gli IgM), anche se (visto che ci sono pure gli IgG) è presumibilmente in fase di risoluzione.

IgM positivo, IgG negativo

L'infezione è in corso, poichè gli IgM sono gli anticorpi prodotti nella fase iniziale dell'infezione, mentre gli IgG non hanno ancora avuto il tempo di prodursi.

IgM negativo, IgG positivo

Ormai gli anticorpi IgM, quelli prodotti nella fase iniziale, non ci sono più, e sono subentati gli IgG. Vuol dire che l'infezione è stata contratta in tempi remoti e molto probabilmente il paziente non è più infettante.

In caso di diagnosi positiva, però, per sapere con certezza a che punto si è con l'infezione, si passa alla sanità pubblica: bisognerà rispettare la quarantena (prendendo tutte le precauzioni del caso perché si potrebbe essere ancora contagiosi) e aspettare il tampone.

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